Microblogging.it
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Gli ultimi aggiornamenti del 2009 e le novità 2010 sull’universo del microblogging.

Segnalazioni relative a Twitter:

  • Twitter impara da CoTweet e HootSuite e prepara i Contributors StatusNet intende diventare il WordPress del microblogging – Ciò cui si sta lavorando all’headquarter di Twitter è proprio la possibilità di dare una precisa indicazione su chi abbia effettuato il twit: la funzione non è ancora disponibile al pubblico (neppure ai partner professionali), ma introduce una possibilità molto intrigante.

  • Twitter, in attivo grazie a Google e Bing – Twitter ce l’ha fatta, ha dimostrato di poter generare profitto. Il celebre sito di microblogging, infatti, seppur molto apprezzato, non era ancora riuscito a proporre un modello di business credibile. Da molto tempo i conti di Twitter erano in rosso e la direzione del sito era in costante ricerca di uno stratagemma per aumentare gli introiti. Stratagemma che è stato trovato e messo in atto nelle scorse settimane.

  • Content-Search Deals Make Twitter Profitable – Data-mining deals signed in October will bring in $25 million in exchange for rendering Twitter’s tweets searchable on Google and Microsoft Bing.

  • Twitter assume specialisti per fare soldi con i “tweet” – Twitter, il popolare servizio di microblogging, sta assumendo ingegneri e specialisti nel tentativo di fare soldi con i brevi messaggi di testo noti come “tweet”.

  • Twitter announces Mixer Labs acquisition – Twitter co-founder and CEO Evan Williams announced this past week that the microblogging company has recently acquired Mixer Labs, creator of the GeoAPI after launching its geotagging API with support from several of the top Twitter clients last month.


In primo piano:

  • What, Who, Where (e When): qual è il futuro dei servizi online? – What, Who, Where. Tre “filtri” che ci consentono di avere informazioni più pertinenti e mirate ma soprattutto una semplificazione che ci dà la possibilità di provare ad analizzare l’evoluzione dei servizi e fare qualche ipotesi sulle future innovazioni.

  • 7 Ways Posterous Improves Your Social Media Presence – Posterous is known as the most “social” networking place of social media. It’s also the ideal solution for sharing content that’s too long for a tweet and too short for a blog post. There are many different reasons and motivations to create a free Posterous account. Let’s have a look at the 7 most common reasons for businesses to use Posterous.

  • Microsoft China rips off Asia’s No. 1 Microblogging Service – Imitation may be the sincerest form of flattery, but blatant theft of code, design, and UI elements is just not cool, especially when the infringing party is the biggest software company in the world. Yes, we’re talking about Microsoft. Blerg.

  • Cina, Microsoft si tinge di giallo – Redmond accusata di plagio in Asia: il neonato Juku copierebbe design e buona parte del codice della startup Plurk. Big M sta investigando

Extra:

Due grafici di qualche tempo fa, elaborati dal gruppo Burson-Marsteller, offrono la visione di come la creazione e la circolazione delle informazioni subiscono una serie di modifiche importanti dall’effetto del cinguettio di milioni di persone su Twitter.

Prima dell’avvento di Twitter:

Before Twitter

Dopo il (relativo) successo di Twitter:

After Twitter

L’approfondimento ed alcune considerazioni sugli effetti del microblogging sul giornalismo nel post originale.

Una raccolta di suggerimenti, di cui alcuni utili, in “formato Twitter” per il marketing su microblogging:

Colgo anche l’occasione per segnalare il lavoro di Michele Polico che ha da poco pubblicato Twitter Marketing – Una guida che utilizza lo stile del servizio di cui parla, un manuale di rapita consultazione in 140 Tweet per spiegare e dimostrare l’efficacia della comunicazione minimale di Twitter.

Anch’io, come altri Twitter Power User, sono stato coinvolto da Michele con un mio contributo e anch’io come il buon Gluca, voglio riesumare i miei tweet postumi, quelli scartati, che magari possono tornare utili a qualcuno :)

- Non chiederti cosa può fare la comunità di Twitter x te, ma cosa puoi fare tu x loro. Se hai anche una sola risposta, hai già un motivo x entrare

- Ascoltare, chiedere, mettersi in discussione, imparare. Sembra poco, ma è da poco che nascono le grandi cose

- Entra in contatto con le persone non per vendere loro quello che vogliono, ma per ascoltare quello di cui hanno bisogno (lui si è salvato!)

- Sostituisci il termine traffico con impatto. Non preoccuparti delle view, non saranno loro a farti sopravvivere, ma quanto sarai utile alle persone

- Non ragionare come azienda, anzi non ragionare proprio. Lasciati andare e riscopri la bellezza di essere autentico. Nessun vuol parlare con un’azienda

Come era nell’aria da un po’ di tempo, Twitter è da qualche ora disponibile in lingua italiana.

PrintCome consuetudine ne danno annuncio sul blog attraverso un post nella nuova lingua disponibile:

Ora che le conversazioni su Twitter si arricchiscono di punti di vista sempre più diversificati a livello globale, il network di informazioni continuerà a crescere in ogni angolo e fessura del pianeta. Più eventi saranno condivisi, più conoscenza e consapevolezza si diffonderà e i milioni di persone che alimentano Twitter influenzeranno altri milioni di persone con i loro tweet.

Dopo la versione nativa in lingua inglese e la pre-esistente versione in giapponese, l’italiano segue la traduzione in spagnolo e in francese, anticipando quella in tedesco. Un primo segno della distribuzione di utenti attivi Twitter in Europa? Può darsi, nonostante le differenze di popolazione tra i vari paesi Spagna-Francia-Germania-Italia e la diffusione dello spagnolo e del francese anche al di fuori del nostro continente.

Come fatto per Spagna e Francia, anche per l’italiano è stato creato un account di riferimento: Twitter_it.

La notizia che divide la comunità di Twitter tra entusiasti e scettici, non esalterà di certo gli heavy users che per lo più non trovano ragione di cambiare lingua in un servizio così semplice.

Eppure la disponibilità del principale servizio di microblogging nella nostra lingua avrà più di un effetto immediato:

  • i media tradizionali non potranno più presentare Twitter come l’ultima meraviglia della Rete
  • molti utenti avranno meno difficoltà ad avvicinarsi ad un servizio che capiscono, non subito concettualmente ma a livello di utilizzo, dal primo momento
  • gli utenti twitter non verranno più visti come smanettoni che utilizzano il servizio all’avanguardia, ma come semplici utenti di un altro servizio.

Di certo non sarà il tipping point, ma una prima scossa nel nostro paese la versione italiana di Twitter la può dare!

Aggiornamenti sulle ultime novità relative a microblogging, lifestream e real-time.

Articoli in italiano:


In primo piano:

  • 4 Emerging Trends of the Real-Time Web – What are the emerging trends for companies and entrepreneurs to watch for? Here are four real-time web trends that I’m tracking.

  • It’s Time To Hide The Noise – Considerazioni su come affrontare il rumore che i servizi attuali producono

  • New microsyntax for Twitter: three pointers and the slasher – Since it’s apparently all the rage to design your own features for Twitter now, I figured I’d build on my success with the hashtag and crank out a few more. All of these are simple conventions for adding more standard metadata to a post in a specific, uniform way.

  • 5 Reasons Why the LinkedIn-Twitter Integration is Big News – What does this all mean and why is the LinkedIn-Twitter integration big news?

  • Analyzing Twitter Lists-Follower Ratio As An Indicator of Influence – I decided to assess whether this new metric correlates in any way to existing influence measurement tools. The objective was to assess whether the metric has any correlation with influence ranking algorithms that do not use Lists information.

  • Tumblarity and Quantified Stand-ins for Social Status – Tumblarity is a metric that measures one’s popularity, or degree of Tumblr-ness, depending on who you ask.

  • Trends with Traction: Is Twitter the new cigarette? – Today’s Trend with Traction is the convergence of social media and… love. Not just any love, mind you, but the very act of making love. Yes, this is actually happening. Apparently.

  • Beyond Twitterfeed: Innovative uses of Twitter in the newsroom – As many newsrooms have discovered, Twitter is a great way to break news as it happens and to share stories with a large audience as they are made available. However, many news organizations fall into the trap of simply posting links to stories with no context and no interaction with their followers, thereby turning Twitter into a glorified RSS feed. That is the old media way of disseminating the news, one that won’t survive. What follows are examples of newsrooms embracing Twitter as a new media, Web 2.0 way of spreading and sharing the news and listening in return.

Extra:

Dalla conferenza LeWeb il filmato dell’intervento di questa mattina di Ryan Sarver, director of Platform di Twitter.

Negli ultimi giorni mi è capitato di sentire tre volte la stessa domanda. Un po’ per curiosità, un po’ come questione da addetti ai lavori, diverse persone mi hanno chiesto quale ritenevo fosse la differenza tra i due tipi di pubblicazione: il tweet di Twitter e l’aggiornamento di stato, intesi come quelli di Facebook.

Domanda alla quale ho dato la prima volta una risposta tecnica, la seconda una semantica e la terza una strategico-operativa. Forse è il caso di fare il punto e trovarne una risposta che vada bene sempre, da declinare secondo le esigenze. In questo ci viene in aiuto danah boyd con un’ottima sintesi della questione.

Di base un tweet come uno status update sono brevi aggiornamenti di testo, limitati ad un numero preciso di caratteri, nei quali le persone esprimono pensieri ed opinioni.

Ci sono però degli aspetti che li differenziano tra loro.

La prima considerazione da fare è relativa alla rete di contatti alla quale si parla. Su Facebook la maggior parte degli utenti ha la percezione di dialogare con amici, vedendo nell’ambiente chiuso, una modalità di confronto tra ex compagni di scuola, colleghi ed amici più intimi. Twitter, al contrario, è di norma uno strumento aperto dove la maggior parte delle persone utilizza un profilo pubblico, nel quale non sa con precisione a chi sta parlando.

Chiaramente dipende dal modo in cui ogni utente decide di utilizzare gli strumenti e dal grafo sociale che crea. Ma l’ambiente caratterizza fortemente i comportamenti degli utenti.

Gli aggiornamenti su Facebook rappresentano un vero e proprio invito alla conversazione. La possibilità previste dal network di apprezzare con un like o di inserire facilmente un commento favoriscono modalità di interazione dirette con l’autore del post. Twitter originariamente non prevedeva modalità di conversazione e l’utilizzo di pratiche come il retweet e i replies di risposta sono stati introdotti dalla comunità di utenti. Una comunità composta, almeno nella sua fase iniziale, da blogger, smanettoni ed appassionati della Rete.

Ma la differenza più grande è costituita dalla reciprocità del rapporto. Su Facebook esiste una condizione di parità tra i contatti, del tipo io seguo te e tu segui me. Twitter invece permette di seguire/essere seguiti senza contraccambiare/essere contraccambiati. Una differenza non da poco, dal momento che determina se un contatto legge o meno le pubblicazioni di chi lo segue.

Evidenziate queste particolarità ci sono molti elementi su cui riflettere. E le conclusioni di danah boyd mi sembrano il miglior modo per chiudere senza banalizzare:

Different social media spaces have different norms. You may not be able to describe them, but you sure can feel them. Finding the space the clicks with you is often tricky, just as finding a voice in a new setting can be. This is not to say that one space is better than the other. I don’t believe that at all. But I do believe that Facebook and Twitter are actually quite culturally distinct and that trying to create features to bridge them won’t actually resolve the cultural differences. And boy is it fun to watch these spaces evolve.


liste

Pochi giorni fa Twitter ha reso disponibile a tutti gli utenti l’ultima feature implementata: le liste. Si tratta della possibilità per ogni account di creare fino a 20 liste, nelle quali raggruppare una serie di utenti a scelta. Ogni lista potrà essere privata o pubblica, in quest’ultimo caso verrà automaticamente condivisa con la comunità di utenti.

Le istruzioni per l’uso delle liste le trovate presentate ottimamente su Socialwriters. Io intendo condividere qualche riflessione sulle conseguenze di questa novità.

Per come la vedo io si tratta di una delle più grosse modifiche che il servizio ha deciso di implementare per venire incontro alle esigenze degli utenti. Twitter, lo ricordo, nasce per restare in contatto con gli amici più stretti. Al di là delle statistiche, le quali confermano che la stragrande maggioranza delle persone utilizza twitter per seguire un numero limitato di contatti (e ben al di sotto del numero di Dunbar) gli stessi Dorsey e Stone hanno recentemente riaffermato che il miglior modo per capire ed apprezzare il valore di Twitter è seguire un numero limitato di persone. Non avere migliaia di contatti e sapere ben poco di loro.

Le liste servono a riaffermare questo principio, senza escludere allo stesso tempo la possibilità di utilizzare il servizio per branding e marketing in senso lato. Non è infatti più necessario seguire tutti i contatti direttamente dalla homepage del servizio, diventa possibile organizzare i vari utenti in liste dedicate, divise per argomenti, settori o altri elementi a nostra scelta.
Nella bacheca sarà possibile avere i contatti più stretti, gli amici, i familiari e le persone “di primo livello” di cui non vogliamo perdere un singolo aggiornamento. Nelle liste gli altri contatti che riteniamo interessanti, ma che non sono prioritari nella nostra vita. Si può finalmente organizzare in maniera diversa il flusso dei tweet e ridurre la portata dei contributi a cui siamo sottoposti.

Creando o seguendo le liste adeguate è possibile seguire gli aggiornamenti per settori ed argomenti specifici. Ad esempio politica, brand, turismo, turismo2.0, istituzioni, aziende che twittano, magazine, ecc..

twitter_lists

Le aziende possono creare una lista dei dipendenti/collaboratori che twittano, così come ha proposto la stessa Twitter con la lista del suo team. In Italia è già presente il gruppo della redazione di Nova/Sole24ore mentre Current ha raccolto il suo team in una lista dedicata.
Si tratta ben più di un’alternativa al classico account twitter aziendale; diventa la possibilità di offrire una raccolta di punti vista, soggettivi, caldi, autonomi ed indipendenti (si spera!) dell’azienda, sostituendo alla voce, spesso fredda ed istituzionale, le discussioni e le riflessioni di un ufficio, ente o azienda. Per di più è possibile utilizzare il widget per le liste, per offrire questo insieme di visioni direttamente sul sito web principale.

Le aziende, come i singoli utenti, possono creare liste, sia private che pubbliche, per monitorare i contributi e le attività dei competitor in maniera semplice ed immediata.

E’ possibile creare liste geografiche, comunali o regionali per conoscere ed incontrare nuovi utenti Twitter. Un’iniziativa interessante è quella di TweetItaliani, che sta cercando di fare un censimento per regioni di tutti gli utenti della penisola.

Un’attività che mi immagino molti utenti faranno sarà quella di creare una lista di persone consigliate, di modo da suggerire ai nuovi followers una serie di contatti interessanti e magari sconosciuti.

Un’ultima riflessione sulle ricadute in termini di “influenza” delle liste. In precedenza il peso e l’influenza di ogni utente era valutato a partire dal numero di lettori, elemento che ossessionava qualche fanatico e generava comportamenti spesso discutibili. Ora con le liste non è sufficiente essere seguiti, ma occorre meritarsi degni di attenzione per guadagnarsi il posto in più liste. Negli Usa è già partita la corsa in questo senso. A mio avviso le liste NON sono il miglior modo per misurare la popolarità di un utente. Se proprio deve essere calcolato un valore occorre utilizzare altre metriche, come i replies e i reblog, che misurano l’efficacia e il coinvolgimento che i contributi attivano tra i lettori.

Altre riflessioni stimolanti e una bella discussione sui cambiamenti delle liste la trovate su socing.net.

realtime
[credits]

Ho parlato di Real Time Web qualche tempo fa per Apogeonline. Di recente ho trovato un articolo di Web 2 journal che illustra molto bene come il “movimento Real-Time” può cambiare il Web e la sua esperienza di utilizzo.

In particolare vengono evidenziati 5 elementi chiave che riprendo e rilancio molto volentieri:

1. The “Now” Factor
Gli ultimi avvenimenti vedono gli utenti in primo piano. Le notizie dell’ultim’ora non passano più per i siti principali o per i media tradizionali. Le notizie sulla morte di Micheal Jackson, quella di Mike Buongiorno, gli aggiornamenti sulla protesta verde in Iran sono state diffuse, condivise e commentate dagli utenti e poi dalle organizzazioni che fanno informazione. Sono gli utenti collettivamente a controllare il fattore “Ora”, a decidere cosa è rilevante nelle loro agende, a trovare il modo più opportuno per condividere queste informazioni.

2. We Become Co-Creators
Le scelte degli utenti decidono quali sono le notizie importanti, quale deve essere la loro agenda e cosa deve essere condiviso agli amici e ai contatti dai gusti affini. E’ una sorta di selezione naturale dei contenuti di valore.

3. Humans vs Machines
Fino a poco fa erano le macchine, gli spider, i crawler e gli algoritmi dei motori di ricerca a determinare quali erano i contenuti rilevanti. Questi risultati potevano essere manipolati ed ottimizzati (Seo). Ora le persone possono ricevere informazioni ed opinioni attraverso conversazioni. Se anche Google sembra aver deciso di abbracciare il social search sembra che i tempi iniziano ad essere maturi per una piccola rivoluzione.

4. Facebook Factor
In questo momento il fattore Facebook rappresenta una delle principali incognite di come sarà il web del futuro. 300 milioni di utenti che creano, condividono, commentano e fanno circolare contenuti organizzati in maniera personale e soggettiva, spesso a loro stessa insaputa. Un esercito di piccoli operai al lavoro all’interno di un ambiente chiuso, che non sa bene come  sfruttare al meglio il suo immenso valore. Facebook may be the tipping point to where bottoms up (sharing & contributing) will go head to head with tops down (crawling & optimizing).

5. A New Breed of Search Engines
L’alba di un nuovo motore di ricerca. Mentre tutti gli sforzi sembrano essere concentrati su motori di ricerca semantici e strumenti per aiutare a rispondere meglio alle richieste degli utenti, nessuno ad oggi ha creato un sistema capace di aggregare ed organizzare i risultati di una ricerca per opinioni e giudizi trovati in Rete. Eppure gran parte delle risposte sono già presenti. Che succede se il Web si trasforma in un’evoluzione di Wikipedia?

Come afferma l’articolo, il Real Time Web è un fenomeno appena nato. Lo stesso Twitter deve ancora diffondersi su un numero maggiore di utenti per mostrare il suo potenziale. E le persone, ancora di più, saranno al centro dell’esperienza di utilizzo del Web.

Spazio a Twitter

Brevi segnalazioni sulle ultime novità relative a microblogging ed affini.

Articoli in italiano:

China & Twitter


In primo piano:

Non dedicato a Twitter:

  • Twelve Tips and Tricks to Get the Most Out of Posterous – Posterous is a company that truly enables “the rest of us” to blog.

  • Understanding the Value of Lifestreaming – Over the last couple of years I have seen my fair share of critics that post negative commentary about Lifestreaming. I feel that this is due to a narrow-minded view of what it is. This in part is due to the misconception that Lifestreaming is only about personal narcissm and vanity. Sure, that’s a part of it, but it goes far beyond that.

  • 9 Open Source Microblogging Applications – While there are very popular microblogging services like Twitter, Tumblr or Plurk, being a rival may not be (or may be) the best idea. However, in order to create something unique, a community for a closed group or a microblog for a single user, there are still huge opportunities.

  • “Friendfeed is not dead. It’s transforming” says Friendfeed Co-Founder – Friendfeed, the nimble social lifestream, was acquired two months ago by social networking giant Facebook and much to the disappointment of Friendfeed’s loyal members, there was no word from the Friendfeed as to its future.

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