Microblogging.it
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L’aggiornamento del sito tedesco Mtv.de porta una novità interessante: tra il menu principale di navigazione compare la voce “Was Geht?” ad indicare la nuova sezione di microblogging integrata al sito.
Uno spazio dove gli utenti della community possono dire la loro in maniera aperta, senza intermediari e sull’argomento che preferiscono.

was

Prima ancora il sito di informazione spagnola 20minutos aveva aperto l’area Miniblog, nella quale i lettori possono postare messaggi di 150 caratteri.

Dalle chiacchiere del giorno ai consigli per i regali (visto il periodo) le persone della community sembrano apprezzare la possibilità di entrare in contatto con gli altri utenti e iniziare micro-conversazioni, se non nella sostanza, almeno nella forma.

E quello che sembrava un giochino per dipendenti da Internet e per le persone che trascorrono online la maggior parte della giornata, inizia ad uscire dalla nicchia, per dimostrare che il microblogging può diventare uno strumento importante nello scenario dei media sociali.

Soprattutto per le community online.

Per questo colgo l’occasione per illustrare il valore che un semplice tool di status update, o il classico tweet, può rivestire per una comunità o per un servizio di Social Network nel migliorare l’esperienza utente.

Indipendentemente dal fatto che ci si appoggi ad un sistema esterno o che si utilizzi un’area sviluppata ad hoc ed integrata al sito, i vantaggi che il microblogging può apportare ai vari network sono notevoli:

  1. Permette di essere connessi
    Offre la possibilità agli utenti della community di restare in contatto con le persone che vogliono. Su computer come attraverso cellulari. Da quando esiste Twitter trovo spesso esempi che dimostrano come conoscono meglio gli umori, impegni ed attività di una persona i suoi followers che non gli amici intimi che non lo seguono online.
  2. Minima intrusione
    Ogni utente sceglie come e quanto utilizzare lo strumento. Possiamo offrire loro la possibilità di leggere via browser, via Rss, via IM, via client. Saranno poi i partecipanti ad investire il tempo che ritengono opportuno nell’utilizzo del servizio con lo strumento più comodo.
  3. Pull not Push
    Rispetto ad altri strumenti, come la mail ad esempio, le persone non devono subire nulla, poiché sono loro che decidono se andare a leggere. In modalità Pull, non spingiamo le informazioni verso i destinatari, lasciamo che siano gli stessi a portarle verso di loro. Se il network è in grado di proporre contenuti allettanti ed interessanti, crescerà la considerazione dei membri e di conseguenza il valore della community.
  4. Relazionarsi con la propria community
    Chi fornisce il servizio ha la possibilità di dialogare con la propria community di riferimento in modo semplice e poco invasivo. Posso chiedere ai lettori il loro interesse su un determinato argomento, sentire il loro umore riguardo gli ultimi articoli, coinvolgerli attivamente nella ricerca di notizie e materiale interessante. Chi vuole può rispondere, gli altri continuano le loro conversazioni. Quali altri strumenti esistono per interpellare i propri lettori in maniera così immediata senza disturbarli?
  5. Aggiornamento in tempo reale
    La rapidità di pubblicazione di questi strumenti permettono di veicolare le breaking news, le ultime notizie in un istante. Un valore notevole per una comunità, fondamentale se il network fa informazione.
  6. Indicatore di presenza
    Scoprire in maniera semplice il livello di presenza e partecipazione delle persone della community. Basta un colpo d’occhio per vedere se i lettori sono partecipi, addormentati, assenti o altrove. Se, ad esempio, molte persone stanno seguendo un seminario o una conferenza, possiamo utilizzare quell’evento che abbiamo scoperto essere interessante per il nostro pubblico.
  7. Portare tutta la community ad un evento
    Il microblogging è uno degli strumenti più efficienti per il live-blogging: semplicità ed immediatezza per chi scrive e chi legge. Nel momento in cui uno o più utenti presenti ad un evento iniziano a raccontare quello che accade, è un po’ come se tutte le persone fossero presenti all’evento. E se un lettore ha voglia di fare una domanda non fa altro che scrivere e chi è in sala fa da intermediario.
  8. Scoperta di informazioni
    Tra gli utenti del servizio che parlano di argomenti di proprio interesse, ne esiste una parte che utilizza l’ambiente per condividere informazioni, siti curiosi, risorse interessanti. Si tratta di un’opportunità da non sottovalutare, che gli utenti mettono a disposizione della community.
  9. Rafforza il senso della community
    Quale strumento migliore di un sistema che permette di scambiare messaggi in tempo reale sulle proprie attività per sentirsi parte di una comunità e rafforzare il legame delle persone con gli altri membri? La possibilità di guardare la foto e scorrere il profilo delle persone con cui si parla rende ancora meno freddo il dialogo. Probabilmente rappresenta l’esperienza più vicina al dialogo faccia a faccia che si riesce ad avere online.
  10. Offrire un altro canale di comunicazione
    Offrire ai propri utenti uno strumento semplice, facile, immediato per dialogare con la comunità. Conversare in maniera informale e sintetica. RWW parlava tempo fa di un’evoluzione della comunicazione.

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Passiamo ai contro. Ossia “perché una community non dovrebbe adottare un tool di microblogging?”.

La prima obiezione è che occupa tempo. Riserva sollevata a suo tempo anche per i blog: ma poi chi ha tempo di scrivere e star dietro alle discussioni? Dopo i primi esempi intelligenti (e quindi vincenti) si è conferito che il gioco vale la candela e il tempo richiesto, tutto sommato, si trova per le cose importanti.

Paradossalmente questi strumenti necessitano di molto meno tempo rispetto ad un blog tradizionale, poiché dopo la fase iniziale di “rodaggio” è la stessa community che si alimenta e gestisce diventando una sorta di ecosistema auto-regolamentato. La direzione del network a quel punto può decidere la propria partecipazione alle discussioni.

Altro elemento critico è la partecipazione, ossia il timore, anche questo tradizionale, per quanto fondato, che si rimanga da soli a scrivere, senza nessuno che legge né tanto meno partecipa. In realtà questo elemento è da relazionare alla dimensione della community.
Più sarà numerosa e più saranno le persone attive, secondo la legge del 1/10/89 (modello che leggendo stime non confermate da dati va riproporzionato per il fenomeno microblogging).

L’opportunità che offrono questi strumenti è di aiutare un network a crescere rafforzando i legami dei propri membri. In questo modo le persone sentendosi fortemente legate agli altri membri della comunità percepiscono di essere parte attiva della comunità che frequentano.
Il microblogging permette uno scambio tra pari, con un livello di apprendimento dello strumento ridicolo. Qualsiasi persona capace di spedire un Sms è in grado di utilizzare Twitter.

Inoltre le informazioni di un network, attraverso il passaparola, possono circolare velocemente all’interno di un altro e raggiungere un pubblico che non conosceva, o non era interessato, alla community di partenza.

Il valore che nasconde questo strumento per i social network è immenso. Alcune persone frequentano un network per il contenuto informativo, ma gran parte sono interessate allo scambio e all’interazione con altre persone, che spesso non conoscono, ma con le quali condividono interessi o passioni.

Venire incontro a queste esigenze dovrebbe essere uno dei primi obiettivi di una community basata sui propri membri.

 


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4 Commenti

  1. Tommaso

    Ho preparato delle slide a partire da questo articolo.

    Si trova su http://www.slideshare.net/tommaso/microblogging-online-community

  2. Stefania

    Grazie per i link, ho postato di là le mie considerazioni.
    Stefania

  3. Tommaso

    Per chi fosse interessato la discussione su Microblog: evoluzione o parossismo? prosegue nel blog di Stefania. :-)

  4. Feba

    Sui lati negativi: tempo
    E’ vero che serve tempo per seguire le discussioni, ma è anche vero che in azienda le persone perdono tempo comunque in altri modi, dunque tanto vale incanalare lo "spreco di risorse" (che io intendo invece come valorizzazione delle relazioni) in una community interna, perchè il suo valore è enorme se si considera il microblogging come parte "attiva" delle comunità di pratica.

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