Il tema dell’incontro era il Mobile 2.0 a Roma presso Confindustria con il gruppo Netwo. Tuttavia si è discusso anche di microblogging come trend emergente e realtà legata anche ai device mobili.
I servizi di microblogging concentrano una serie enorme di opportunità della prossima “fase” di Internet, quella mobile, con una Rete finalmente accessibile a tutti e disponibile ovunque. I primi esempi di giornalismo cittadino (dall’uso in tal senso di Twitter a 20palabras) come gli strumenti caratterizzati dalla dimensione geografica, possono essere significativi per intuire la rivoluzione che sta per arrivare.
Venerdì incontro (finalmente di persona!) David di Beemood con il quale ho modo di parlare della attività di Zero9: nessuna indiscrezione o nuova rivelazione, ma dalle sue parole si capisce come l’azienda stia veramente cercando di guardare oltre il mercato “suoni e luci”, ossia il business delle suonerie/wallpaper animati, puntando ad offrire servizi vas all’utente medio.
L’occasione è buona per scoprire Vipera direttamente dalle parole dell’amministratore e co-fondatore Marco Casartelli; in particolare mi mostra il client java realizzato che brilla per semplicità e velocità.
Il servizio, rivolto ai paesi emergenti, è pensato per un utenza che molto spesso non dispone di un computer e che di fatto è tagliata fuori dalla Rete. Attraverso un’interfaccia intuitiva gli utenti hanno la possibilità di navigare, pubblicare e commentare all’interno della community. Forse non ha la classica interfaccia di status alla Twitter, ma la sostanza di microblogging resta.
La dimostrazione dura poco, ma è sufficiente per capire la visione di Marco.
Normalmente quando si parla di servizi innovativi si pensa al target geek, utenti smaliziati e navigatori accaniti, sottovalutando il fatto che si tratta di un universo limitato, o quanto meno da ridimensionare.
La vera innovazione non è quando si realizza una tecnologia o un servizio nuovo e rivoluzionario, ma quando questo è disponibile e si diffonde progressivamente tra le persone.
Parlando di applicazioni del prossimo futuro si tocca un tema che ritengo veramente rivoluzionario. Si tratta di quello che Chris Messina e Tim O’Reilly hanno definito come Web 2.0 Address Book, ossia una sorta di Rubrica 2.0 o, se volete, il nuovo concetto di presence-aware social network.
Nella visione di Messina la presenza non esisterà all’interno del proprio blog o del Social Network preferito, ma sarà stratificata in una serie di livelli, relativi a frammenti di identità.
All’occorrenza, ad esempio quando qualche persona vuole entrare in contatto con noi, questi frammenti verranno aggregati per costituire quella che dovrebbe essere la rubrica del futuro, che può comprendere dove siamo, cosa facciamo, di che umore siamo e di conseguenza suggerire il modo migliore per raggiungerci.
Se staremo facendo una passeggiata il cellulare potrà suonare, se saremo in riunione o ad un funerale arriverà un messaggio di testo, in ufficio la rubrica suggerirà di inviare una mail se il messaggio sarà lungo, e così via…
Una rubrica online, non più sul terminale, capace di essere utile non solo a chi cerca un contatto, ma anche all’eventuale destinatario.
L’obiezione che emerge immediatamente è la questione privacy (ancor più rilevante alla luce dei recenti avvenimenti su Facebook). Il fatto di dover mettere a disposizione un ingente quantitativo di dati personali, per di più aggiornati costantemente, fa storcere il naso a molti.
Ma la soluzione è in un uso intelligente di permessi, magari pensati in una scala a seconda del tipo di relazione che lega le persone. Ad un familiare potrei mostrare tutti i miei frammenti di presenza, ad un collega le parti relative alla mia vita lavorativa, ad esempio.
Inoltre un’altra soluzione è un uso dei Tag applicato alle persone.
Per far capire cosa intendo ho inserito parte di un interessante articolo di Open Gardens a riguardo:

“In the good old days, I had a telephone. It was connected via a wire to the wall and I could pick up the handset and dial a number to reach my friends. If I needed to reach someone that I knew – but did not have their number – I would refer to the telephone directory. The telephone directory would resolve a name to a number.
This worked fine when I had one number .. but it all got very complex when I left my youthful years and went to work. Soon I had an office number, a DDI number, my digs and my home (parents) numbers. The office then added email ids and a mobile number. At a personal level, I got a range of IM’s(Instant message Ids) and email ids ( university, first email, grown up email, own domain email). Now, it is followed by a range of VoIP numbers! And so it goes ..
To ensure that I spent lots of money calling and chatting -some clever people created voice messaging services so that you could ask me to call back if I was not on one of those numbers, or you could only remember one of them. Some cleverer people created unified messaging in the hope that all my messages would go to one place. However, there is no one place to resolve the ‘number to name’ problem.
This means I have to spend a vast amount of time maintaining an increasing database of people and their various numbers. The old system of the telephone directory sort of works, search engines can search many directories to find my many numbers and IP addresses – if they are available.
But why bother with numbers in the first place? Why relinquish control to them? Why should we not break free?
For instance – why is it so hard to keep your number when changing houses or mobile service providers?(at a cost I might add!) You have ‘become’ the number. And nowadays, that’s increasingly ‘numbers’(i.e. not just one number)!. People are forced to remember your various numbers – some do – but most will find it increasingly difficult.
But then came tags .. and we believe that tags will erode 100 years of telecoms regulations on numbering and also the one control point that operators still believe is untouchable. i.e. the number itself
Imagine a world where you do not care what your number is or how many you have. A world where tags replace numbers. Others (friends, work mates, people who you see and meet) tag your data so that they can find you again.
Tony Fish could tag ‘Tony Fish’ with his 50 words, others will tag ‘Tony fish’ with their views and that’s how they will remember the name. Collectively, all Tony’s tags will uniquely identify me as ‘Tony Fish’ and not the other 462 Tony Fishes that are about!
A new type of search engine will emerge. The new search engine will not deliver my identity (and breach data protection regulations). Instead, they (the provider of the search service) will offer a service to enable ‘connection’. ‘Find Tony Fish’ will produce the result:- Tony is currently in Starbucks on Oxford Street do you want to ….. meet, IM, Mail, chat to him.
You see .. what we mean by .. I am no longer a number, I am a Tag.”
La domanda ora è: “che ruolo avrà il microblogging all’interno del 2.0 Address Book“?
Hanno partecipato all’incontro:
Lorenzo Viscanti, Wikio;
Dario Denni, segretario generale dell’Aiip;
Elizabeth Anne Mikulis, responsabile dei rapporti con gli operatori mobili di Yahoo!;
Francesco Romeo, business development del portale Libero;
Nicola Mattina, consulente comunicazione,
Luca Mascaro, fondatore di Sketch-in ed esperto di user experience;
Marco Martemucci, imprenditore e fondatore di Dixero;
David Casalini, responsabile delle community web e mobile di Zero9;
Stefano Vitta, country manager di FON;
Andrey Golum, fondatore di Milanin e community manager di Spock.com;
Alessandro Morelli, di MVNO.it;
Alex di Wikio;
Ivan Vaghi di Nimboo;
Filippo Boscarino, responsabile dei rapporti con i content provider per i-Mode di Wind;
Alessadro Galetto, product development manager dei terminali di Tre;
Tommaso Sorchiotti, il sottoscritto =) ;
Alfredo Morresi, programmatore;
Luca Mearelli, informatico e co-fondatore di CableWorks;
Marco Casartelli, rappresentante di Vipera,
Nevio Boscariol di Wind.
Leggi tutto il resoconto della giornata.





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3 dicembre 2007 alle 13:44
In italia le persone comprano telefoni da 800 euro per scrivere sms e basta Quando si parla di sviluppo di un Internet mobile non possiamo comprendere anche questo paese, se non tra 10 anni.
E’ una situazione triste, ma e’ così.
3 dicembre 2007 alle 17:16
La rubrica 2.0 è una figata, la voglio.
Da quello che dici sarà una bella cosa che agli utenti sarà simile ai vari Messenger, ma molto più interattiva.
Staremo a vedere.
5 dicembre 2007 alle 10:17
Credo che limitarsi a guardare quello che succede oggi non è stimolante. E’ anche vero che un numero crescente di persone inizia ad adoperare cellulari e palmari in maniera completa ed intelligente.
Col solito gap dai paesi nordamericani arriveremo anche noi ad una evoluzione del telefono da "macchina per gli sms" a terminale da cui inizia l’esperienza Internet con servizi e vantaggi annessi.
@ Es: la rubrica del futuro sarà veramente una figata!
15 gennaio 2008 alle 13:29
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