In passato si è cercato di misurare l’influenza degli account di Twitter con differenti strumenti che utilizzavano varie metriche e parametri.
Di recente è stato lanciato Twitterboard, uno strumento che consente di misurare in maniera analitica le conversazioni e il grado di influenza all’interno della community.

Il funzionamento è molto semplice: basta inserire il nome dell’account e il servizio mostrerà una pagina riepilogativa delle attività dalla sua creazione. In questo modo sarà possibile vedere la frequenza di aggiornamento, la data dell’ultimo post e il punteggio di reputazione, ma soprattutto nell’area Gets Love/Give Love le relazioni dirette con gli altri utenti.
Con queste ultime sezioni diventa possibile constatare chi influenza e da chi è influenzato ogni singolo utente.
Per constatare direttamente le misurazioni del servizio basta dare un occhiata alle pagine di due utenti particolarmente affezionati: Catepol e Pandemia e “spiare” le relazioni che si sono instaurate attraverso lo strumento di microblogging.
Inizia a svilupparsi la consapevolezza che, per quanto valgono, l’autorevolezza e l’influenza di ogni singolo attore della Rete non si sviluppano solamente a partire dall’importanza del blog (e dalle relative classifiche), ma anche dalle relazioni nate all’interno dei Social Network.
Si prende progressivamente atto che la blogosfera è fatta anche da “Blogger senza Blog” individui in grado di partecipare attivamente alle discussioni senza però scrivere in un proprio blog.
Persone che frequentano community e servizi di social network in maniera attiva, che fanno parte delle discussioni, che talvolta le lanciano, ma non possiedono lo spazio che fino a poco fa era considerato la chiave per entrare nelle conversazioni online.
In un certo senso una variante riconosciuta e legittimata di quello che Mantellini definiva fino a poco fa “Caso Metiteri“.





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19 dicembre 2007 alle 10:55
mi sento osservata
grazie della segnalazione…non è tanto utilizzare lo strumento ma partecipare alle conversazioni (con i pro ed i contro che questo vuol dire anche in termini di tempo da spenderci).
Le conversazioni son fatte da persone che interagiscono, con twitter, col blog o con altri strumenti. E’ facile utilizzare bot e mezzi automatici per segnalare la propria presenza, i propri link ecc anche quando non si è online.
Ma è sulle conversazioni gestite in una moltitudine di network e canali con le persone che stanno dietro quei 140 caratteri che il social network si sviluppa…tant’è che sostengo da sempre che alla fine basterebbe un uso sapiente e sociale della casella mail per fare social network importanti per la qualità delle relazioni.
My 2 cents
20 dicembre 2007 alle 13:14
Ti ho chiamata in causa come esempio di utente accanita, influente (per quanto tu possa accettarlo o meno) e seguita: in ogni community esistono dei leader informali più o meno legittimati che trainano, guidano ed animano gli altri membri.
Sembra strano, ma alla fine ci troviamo a discutere della stessa cosa, intrecciando le ultime conversazioni sui Social Network fatte in più posti.
Una bella osservazione l’hai scritta sul post in merito a Twitterboard affermando: "Give Love to Get Love. Forse questo è il segreto.".
Credo che sia significativo di come la community premi chi offre tanto senza pretendere nulla in cambio.
Ora mi diranno che i top user utilizzano lo strumento solo come canale di pubblicazione e raramente si fermano a dialogare.
)
C’è sempre da considerare che stiamo ragionando con numeri limitati (Twitter: 650k utenti per capirci) e che, quando il microblogging inizierà a diffondersi in massa, la casalinga di Bologna se ne infischierà di quello che fa Scoble (x dirne uno) mentre sarà più disposta a dialogare con Catepol.
(e quel punto non so se la clonazione potrà bastare