Ogni volta che si parla di Jaiku, il famoso servizio di lifestream, sembra alzarsi un gran polverone.
L’ultima volta che l’applicazione finlandese era salita alla ribalta era a causa dell’inaspettata acquisizione della startup ad opera di Google, suscitando non poche perplessità da chi si aspettava Twitter in pole-position. Dalla notizia della vendita del 9 Ottobre 2007 però le notizie riguardo gli sviluppi del servizio sono uscite con bassa frequenza, invertendo il trend che vedeva gli sviluppatori Petteri ed Engeström molto vicini alla loro comunità, anche per quanto riguarda consigli e feedback.
Progressivamente all’interno del canale ufficiale #jaiku, gli utenti hanno iniziato a manifestare il loro disappunto, legato anche alla presenza di problemi tecnici che, a volte, impedivano l’utilizzo del servizio.
Da qui la questione ha catturato l’attenzione di numerosi blog, che hanno iniziato ad interrogarsi sui piani di Google per futuro di Jaiku, riesumato il caso Dodgeball e spinto gli utenti a passare a Twitter.

Nonostante un buon numero di utenti sta migrando verso Twitter, alle critiche di ars technica preferisco non dare eccessiva importanza dal momento che tratta con molta leggerezza i due servizi come uguali; se è vero che Jaiku può essere utilizzato per il microblogging come Twitter non è vero il contrario, ossia che Twitter può essere utilizzato per il lifestreaming come Jaiku, almeno allo stato attuale.
E’ vero però che interessante cercare di capire come si sta muovendo il servizio che, nel momento in cui è concettualmente passato a Mountain View, è diventato parte di qualcosa di più grande.
Personalmente ho sempre avuto l’impressione che l’acquisto di Jaiku fosse una mossa importante nelle strategie di Google e, di conseguenza, nello scenario dei social network. Se Google cercava solamente un servizio di microblogging poteva tranquillamente acquistare, ad una somma sicuramente più alta (non credo G. abbia problemi di liquidità) Twitter, o forse sviluppare un suo servizio nel giro di un paio di mesi.
Invece il servizio finlandese offre un insieme di elementi differenti dalla maggior parte dei concorrenti: status update + location awareness. La sfida più grande, quella che a quanto si dice è il lavoro che stanno portando avanti in questi mesi, è la context awareness.
Cerco di spiegarmi.
Al momento Jaiku offre la possibilità di postare messaggi di testi assieme ad un’iconcina di mood, aggiornando il proprio flusso. Questo è lo status update.
Assieme al messaggio postato appare il nome dell’autore e il luogo da dove ha postato. Utilizzando il servizio via web o attraverso un client computer, dobbiamo impostare manualmente la nostra location. Ma se invece usiamo il client mobile per Symbian, il sistema è in grado di individuare automaticamente la nostra posizione, ottenendo questa posizione dalla cella del ripetitore a cui il cellulare è connesso. Questa si chiama location awareness.

Tutte le informazioni che vengono pubblicate sono però slegate dal contesto, dagli elementi rilevanti che caratterizzano la situazione della persona. Leggendo un post, come leggendo una mail, non siamo in grado di capire l’umore, le condizioni fisiche, le circostanza del mittente, a meno che non sia comunicato esplicitamente.
Ciò significa che vengono perse tutte quelle informazioni di meta-comunicazione legate al messaggio.
Una tecnica che consentisse l’acquisizione di tutti quei dati che comunicano la situazione in cui avviene il processo comunicativo, sarebbe un enorme passo avanti per la comunicazione a distanza. Questa opportunità prende il nome di context awareness.
Ora non ho la certezza che lo staff di Engeström sia al lavoro su questa possibilità. Certo è che con le risorse di Google diventa possibile quello che in un piccolo ufficio in Finlandia appare impossibile.
Evidenti sarebbero anche le nuove possibilità in mano a Google: fornire la miglior pubblicità possibile, personalizzata a seconda del messaggio specifico, del luogo, dell’umore e del contesto.
Credo che la più vasta base utenti che ha Twitter al momento (770.000 secondo TwitDir) non rappresenti neanche una grande minaccia per Jaiku/Google, poiché la strategia di diffusione del servizio completo (beta perpetua a parte, s’intende!) non passa necessariamente per il web o il microblogging.
Cosa succede se Jaiku diventa la rubrica di Android, la futura piattaforma per dispositivi mobili e progressivamente milioni di persone si ritrovano di default la 2.0 Address Book?





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