Leisa Reichelt è la blogger inglese che aveva proposto, più di un anno fa, l’espressione Ambient Intimacy per definire gli strumenti che permettono di restare a stretto contatto con amici e familiare anche se fisicamente lontani.
L’espressione tradotta in italiano suona come intimità d’ambiente, perdendo gran parte del suo significato. I servizi di microblogging, così come altri servizi online, permettono di mantenere un’intimità con i contatti in maniera regolare, annullando le barriere di spazio e tempo (inteso nella modalità di fruizione asincrona) a cui siamo abituati dalla realtà off-line.
In altre parole:
Ambient intimacy is about being able to keep in touch with people with a level of regularity and intimacy that you wouldn’t usually have access to, because time and space conspire to make it impossible. Flickr lets me see what friends are eating for lunch, how they’ve redecorated their bedroom, their latest haircut. Twitter tells me when they’re hungry, what technology is currently frustrating them, who they’re having drinks with tonight.
E attraverso la presentazione dell’autrice:
Ad un anno di distanza dalla concettualizzazione di Ambient Intimacy, Leisa Reichelt torna sull’argomento per completare la sua visione con quello che potremo definire il rovescio della medaglia: Ambient Exposure.
Anche qui la traduzione non ci aiuta. Possiamo considerarlo la pratica di condividere in maniera regolare la propria intimità anche con persone sconosciute. Non tutti i servizi permettono di pubblicare in maniera privata e restringere la cerchia di contatti; in questo modo alcune persone hanno un’esposizione più o meno cosciente delle proprie attività ad un pubblico sconosciuto.
All of these changes in the past year have gotten me to thinking about something that I’m going to call Ambient Exposure. Exposure in terms of disclosing information of course, but also exposure in the way that a trader might think of it – a vulnerability, a risk associated with taking a position that could, potentially, result in loss or harm.
There are two key attributes of social tools social tools such as Twitter, Jaiku, Facebook and others that means that Ambient Intimacy leads to Ambient Exposure being the content you are sharing and the contacts with whom you are sharing it.
Uno strumento che in alcuni casi può rivelarsi estremamente utile, rappresenta anche un modo di essere esposti ad occhi sconosciuti.
In tal senso ho trovato interessanti i Contrappunti di Massimo Mantellini su Punto Informatico di oggi:
Per una volta la prima intuizione che raccontavo su queste stessa pagine un anno fa continua a sembrarmi convincente: Twitter – nella mia personale esperienza- dà il meglio di se come strumento di interazione privata fra soggetti che si conoscono. Rispetto alla pletora di altre interfacce che mettono in contatto le persone utilizzando la rete Internet (come ad esempio i sistemi di messaggeria) ha alcuni vantaggi che io trovo consistenti e per ora scarsamente sostituibili: Twitter è asincrono, permette di alternare comunicazioni private (i direct messages) ad altre più estese, è crossmediale (vale a dire segue le persone fuori da Internet dentro le reti mobili degli operatori telefonici), unisce i vantaggi di immediatezza degli SMS alle dinamiche di rete delle piccole comunità.
Personalmente prediligo il suo utilizzo in forma di mailing list privata attraverso la quale comunicare brevemente, senza timore di annoiare, le piccole cose della vita quotidiana a persone che si conoscono. Continuo a trovare in qualche misura affascinante essere raggiunto da piccoli messaggi irrilevanti di persone alle quali sono affezionato, a costruire un ambiente familiare attorno alle attività di rete della vita di tutti i giorni.
Più passa il tempo e più mi convinco che l’idea iniziale dei fondatori di Twitter – il primo microblogging semplice – era quella di offrire uno strumento per restare in contatto con amici stretti e non per presentarsi e comunicare online, come molti lo intendono oggi.
Una conferma può essere la modalità di richiesta di amicizia, su cui fino a qualche tempo fa avevo delle perplessità. Mi spiego: mi lamentavo del fatto che su Twitter manca la possibilità di presentarsi. Di conseguenza ogni volta che mi arriva un nuovo follower, e quindi una richiesta di amicizia, devo rileggermi il flusso di tweet o visitare il blog dal profilo (quando segnalato) per capire di chi si tratta.
Semplicemente non c’è perché se si tratta di un amico, il nome e la foto dovrebbero essere più che sufficienti a farmi capire chi è il nuovo contatto.





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29 aprile 2008 alle 12:23
[...] articoli Da Ambient Intimacy ad Ambient Exposure Microblogging: segnalazioni del 18.04.08 Le prime applicazioni AIR per il lifestream Why I love [...]
5 maggio 2008 alle 21:26
Bella intuizione. Conosco Leisa e ho seguito con interesse il suo percorso da ambient intimacy a exposure. Nel caso specifico la sua situazione personale è cambiata parecchio nell’ultimo anno (ad es. è diventata mamma), e indubbiamente ora è più sensibile all’"esposizione". Mi piace il punto che fa Mantellini sulla crossmedialità, che a mio parere è citata sempre troppo poco.
6 novembre 2008 alle 08:13
[...] Immagini e video in particolare sembrano riuscire ad esprimere meglio quel sentimento di prossimità ed intimità che al momento, nei servizi più popolari, sembra basarsi esclusivamente sul [...]