Microblogging.it
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Questo il titolo di un’articolo pubblicato su RWW non molti giorni fa. La premessa del post era ottima, il suo sviluppo si è realizzato altrove nei giorni successivi.

L’autrice Sarah Perez chiedeva ai lettori se i nuovi servizi di aggregazione e le nuove applicazioni di lifestream, di cui si fa un gran parlare negli ultimi mesi, aggiungono valore alla conversazione o sono capaci soltanto di aumentare il rumore di fondo.

Di fatto, se i commenti rimangono uno strumento attuale, le discussioni più interessanti si sviluppano sempre più spesso altrove, al di fuori dei blog che le hanno generate, nei servizi online che i lettori preferiscono. E’ come se la blogosfera si stesse muovendo, portando con se le sue conversazioni, su strumenti che riescono meglio a valorizzare il dialogo e lo scambio di idee.

Sempre l’articolo s’interrogava se la conversazione si sta diluendo con questo fenomeno o se, al contrario, si tratta solo di un altro livello rispetto alla dimensione originale.

Personalmente ritengo che le conversazioni appartengono alla Rete. E gli utenti utilizzano gli strumenti più comodi ed efficaci per discutere delle loro idee e commentare quanto trovano di interessante in giro. Di certo il fatto di utilizzare un Tumblr, quindi una piattaforma senza commenti, come spazio principale è stato determinante per me. Ma ogni volta che un lettore ha qualcosa da dire, un commento o una domanda a quanto ho pubblicato, trova lo spazio per farlo. E sempre più spesso capita che utilizzi uno dei tanti “servizi social” nei quali sono iscritto e dove viene riproposto il flusso delle informazioni, piuttosto che uno strumento privato come la mail o la chat. E così mi ritrovo ad avere i commenti, sparsi in decine di servizi differenti.

In ogni caso quello che si sta verificando è una perdita di efficacia dei commenti a favore di altre forme di interazione. Lo stesso Mantellini, affrontando una discussione diversa sosteneva che “si tratta di una evoluzione sociale che molte piattaforme prima o poi dovranno prendere per una ragione banale: che i link sono (da sempre) piu’ importanti dei commenti nella logica della condivisione dei contenuti.”

Loic Le Meur nei giorni scorsi evidenziava il problema di una mappa sociale completamente decentralizzata rispetto al blog, affermando di “rivolere indietro” i vari frammenti.

mappa decentralizzata

E’ come se le conversazioni si stessero sviluppando in maniera differente rispetto a prima: da una forma unica, statica e raggruppata, dei commenti di un post, ad una frammentazione all’interno di un numero crescente di servizi – microblogging, aggregatori, social network, video-blog – ognuno con il suo linguaggio e le sue dinamiche.

In questo contesto non suonano più tanto assurdi gli appelli come quello di SheGeeks: @Social Aggregators GIVE ME MY COMMENTS.

Dice bene Stowe Boyd quando affermaPersonally, I don’t think the genie can be put back in the bottle. Twitter et al are simply more compelling a conversational medium than blog comments. While the close relationship of blog posts and their associated comments may seem like a positive attribute, it is actually very limiting and closed. In general, people have to blunder into an interesting comment thread by moving to the post, opening the link to the comments, and manually scrolling down through them. A lot of time and effort, all based around the metaphor of wandering around in the web of pages. It’s like a trip to the library.

Twitter and other similar apps are based on the web of flow: information of interest comes to us, not the other way around. And it flows through people, through relationships: it’s not a bunch of clicks on URLs, scrolling, and so on. It’s a move away from hunting and gathering and into relationship agriculture: information grows in our flow applications instead of us spending time hunting it down.

So, what are blogs going to be when the conversation moves away? They will be the place where we archive our posts, so that people can find them when they need to search, which still is a necessity.”

Nel frattempo Technorati smette di interrogarsi se il microblogging può essere considerato un blog o meno e decide di indicizzare anche Twitter. Un altro segnale che la blogosfera non può essere più considerata solo l’insieme dei blog.


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7 Commenti

  1. Blogosfera: lo stato dell’arte at Giovanni Calia

    [...] segnalarvi un po’ di post a loro volta aggregatori di diversi pensieri. Il primo di microblogging che si chiede se le nuove applicazioni di lifestream, di cui si fa un gran parlare [...]

  2. Alby

    Un esempio di microblogging credo possa essere considerato pure il sito http://www.Erbadelvicino.com al cui centro vi sono le confessioni anonime delle persone, ovviamente largamente commentate e sempre in via del tutto anonima.

  3. 100Log » Dove è andata a finire la conversazione?

    [...] Ecco, scrivo un Post e poche ore dopo trovo un articolo ancora migliore del mio sul Blog MicroBlogging.it di Tommaso Sorchiotti da cui propongo due spunti fondamentali: 1.Gli utenti usano i servizi a loro più congeniali e [...]

  4. John

    http://www.numpa.nl ?

  5. Il microblogging sfida la crisi » Panorama.it - Hitech e Scienza

    [...] conversazione on line e condivisione di pareri e opinioni nascano e si sviluppino sempre più al di fuori della blogosfera. La frenesia di Twitter e soci sul mercato pare suggerire che anche il mercato abbia intuito il [...]

  6. SuccedeOggi » Il microblogging sfida la crisi

    [...] conversazione on line e condivisione di pareri e opinioni nascano e si sviluppino sempre più al di fuori della blogosfera. La frenesia di Twitter e soci sul mercato pare suggerire che anche il mercato abbia intuito il [...]

  7. ORBITA WEB: NOTIZIE E CURIOSITA' DAL MONDO WEB

    [...] che conversazione on line e condivisione di pareri e opinioni nascano e si sviluppino sempre più al di fuori della blogosfera. La frenesia di Twitter e soci sul mercato pare suggerire che anche il mercato abbia intuito il [...]

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