Ho seguito con curiosità l’intervista di Robert Scoble ai fondatori di Twitter Evan Williams e Biz Stone. La tesi di Evan è che i problemi del loro servizio sono in parte determinati dagli utenti che abusano di Twitter. Scoble ad esempio con più di 25.000 follower carica l’uccellino di un lavoro immane ogni volta che posta un messaggio.
La risposta di Scoble è senza mezzi termini: “A business that blames its best users is one that’s in trouble. Serious trouble.”
Non mi piace come utilizza Twitter Robert Scoble. A mio avviso ne fa un utilizzo sbagliato. Tuttavia ritengo che da parte dei creatori del servizio ci dovrebbe essere un po’ di gratitudine. Perché se Twitter è diventato quello che è, è anche merito di Scoble.





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2 giugno 2008 alle 20:20
La questione è semplice: quando costruisci un servizio sei tu che permetti all’utente di fare certe cose piuttosto che altre. L’utente non è responsabile di nessuna conseguenza delle sue azioni, ma sei tu – progettista – a doverti assumere le responsabilità dei tuoi errori.
La cosa che più mi infastidisce come utente non è il fatto che il servizio non funzioni a dovere; essendo un servizio gratuito ed essendoci molte alternative in giro, posso benissimo scegliere di rinunciare a Twitter, una volta che la mia pazienza si sarà esaurita. Ciò che reputo offensivo nei miei confronti di utente è che Twitter non si sia mai preso alcuna responsabilità e continui a scaricare la colpa su altri.
Fin dall’inizio Twitter ha avuto problemi, ma ora sono state anche aggiunte le limitazioni a 30 richieste all’ora. Follia pura per un tipo di applicazione che basa il suo punto di forza sull’istantaneità. Questo è il classico (pessimo) esempio per chi decide di offrire un servizio e, in un secondo momento, limita alcune feature: è sempre un segnale di crisi e soprattutto incrina il rapporto con gli utenti.
Poco importa se Scoble crea molto traffico; è Twitter che non è in grado di gestirlo, non lui che ha troppi “amici”.
Alla fine, però, non sono completamente d’accordo con Scoble, perché per me non ci sono “best users” o “bad users”; non sono gli utenti a essere problematici o buoni, sono i servizi.
3 giugno 2008 alle 11:45
Non posso che condividere in pieno. Aggiungerei che se fino ad un anno fa si trattava di una scommessa, un servizio promettente sviluppato da ragazzi (per quanto più che qualificati) ora è una startup che ha ricevuto molti finanziamenti e che avrà degli obiettivi da raggiungere.
La soddisfazione degli utenti, in un servizio che trova il suo punto di forza nelle community che si creano, è fondamentale. Ignorare le lamentele e non riconoscere i propri errori, oltretutto rimproverando gli utenti più affezionati di un “uso sbagliato” è un atteggiamento assurdo e potrebbe rivelarsi molto dannoso.
Pensiamo se Scoble decidesse di spostare i suoi tweet su un servizio differente.
Ho come l’impressione che Twitter si stia spostando dal centro delle conversazioni degli utenti a favoro di FriendFeed, che riesce a coprire meglio questo ruolo. Commenti, video, bookmarks, sono numerosi gli elementi che aiutano a seguire meglio le conversazioni. A questo punto io posso tweettare su qualsiasi servizio preferisco nel momento in cui i miei amici mi seguono da FF (o altro aggregatore).
5 giugno 2008 alle 10:01
[...] articoli Riflessioni sul “fenomeno” Plurk Se Twitter ha tanti problemi..la colpa è di Scoble! Le conversazioni che escono dai blog MicroCamp: grazie
Come “utilizzeremo” le case [...]
9 luglio 2008 alle 22:55
Twitter è il vecchio che arranca.
C’è di meglio sul mercato, perchè ci si aggrappa ai vecchi baluardi?