Dalla competizione promossa da TechCrunch per promuovere la startup più interessante tra le 50 in concorso, esce vincitrice Yammer, progetto nato all’interno di Geni. La storia vuole infatti che il team guidato da David Sacks decide di utilizzare Twitter per il proprio lavoro; insoddisfatto dei limiti di Twitter si mette all’opera per realizzare un servizio dedicato alle esigenze aziendali.
Detto così sembrerebbe veramente grandioso, ma guardando Yammer non si trova nulla di così innovativo. Possibilità di amministrare gruppi chiusi, ricerca per tag, creazione di thread, supporto degli sms (al solito il nostro paese non è presente), predisposizione per iPhone e Blackberry oltre che un’applicazione desktop in Adobe AIR.
Non ho nulla contro Yammer, che ha inoltre una grafica pulita e gradevole. Ma a pensar male ha vinto il premio in questione (50.000 $ e tanta visibilità) solo per il modo in cui è stato presentato: il Twitter con un business model.
In sostanza, accanto all’utilizzo gratuito, è possibile pagare la quota mensile di 1$ per una serie di servizi aggiuntivi: cancellazione di utenti e messaggi del network, determinare la lunghezza minima delle password, utilizzare il logo dell’azienda e restringere l’accesso ad un range di indirizzi IP autorizzati (a parte quest’ultimo gli altri vantaggi sono quasi inutili).
Auguro tanta fortuna a Yammer, ma a mio avviso le aziende hanno bisogno di altro per utilizzare in maniera produttiva il microblogging. In caso contrario vanno benissimo gli strumenti che hanno già a disposizione.





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