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Quello che è diventato Twitter per la crisi in Iran ha dell’incredibile.

Più volte il microblogging, così come i social network ed altri spazi della Rete, hanno aiutato, agevolato e comunicato rivolte o informazioni sensibili eludendo le censure nazionali. Ma vedere il leader della (presunta) opposizione iraniana Mousavi attraverso il suo account Twitter chiedere di non bloccare il servizio per la manutenzione programmata, rimarrà nella storia di Internet.

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Come segnala Massimo Russo, l’appello è stato giustamente accolto dai gestori di Twitter, che hanno spostato la manutenzione in un orario più tranquillo per l’Iran:

A critical network upgrade must be performed to ensure continued operation of Twitter. In coordination with Twitter, our network host had planned this upgrade for tonight. However, our network partners at NTT America recognize the role Twitter is currently playing as an important communication tool in Iran. Tonight’s planned maintenance has been rescheduled to tomorrow between 2-3p PST (1:30a in Iran).

E mentre sono sempre più evidenti i segni della censura su FriendFeed, Mantellini rilancia i consigli di Cory Doctorow. Non so quanto siano realmente efficaci, ma mi sembra un piccolo gesto di solidarietà verso i giovani iraniani e contro la censura.

Su Boing Boing Cory Doctorow lancia cinque regole da osservare per aiutare i manifestanti che in Iran usano Twitter per comunicare tra loro e scambiarsi informazioni.

1. Non rendere pubblico il tuo indirizzo ip su Twitter, soprattutto non mentre usi l’hashtag #iranelection. Le forze di sicurezza stanno monitorando gli account che usano quell’hashtag e una volta individuato l’ip corrispondente, lo bloccano in Iran.

2. Gli unici hashtag da usare sono #iranelection e #gr88: gli altri finirebbero per diluire il flusso dei messaggi.

3. Occhi aperti! Le forze di sicurezza stanno usando degli account di Twitter per diffondere notizie false. Non far circolare informazioni senza prima averle verificate con fonti affidabili. Non è complicato trovare delle fonti affidabili.

4. Aiuta i blogger iraniani a nascondersi tra gli altri: cambia le tue impostazioni e il tuo fuso orario come se scrivessi da Teheran. Le forze di sicurezza danno la caccia agli utenti cercandoli secondo la loro posizione. Se tutti diventiamo “iraniani”, trovare i veri iraniani sarà molto più complicato.

5. Non far saltare la loro copertura! Se trovi una fonte affidabile e sicura, non pubblicizzare il suo nome o il posto da cui scrive. Queste persone sono in grave pericolo. Diffondi le informazioni con discrezione, ma non far sì che possano essere rintracciati dalle forze di sicurezza.

(via Internazionale)


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2 Commenti

  1. Blog Davide Licordari » Microblogging e libertà d’espressione

    [...] rimando all’articolo “Il giorno che il microblogging significò libertà d’espressione” pubblicato su Microblogging.it, il quale offre un interessante punto di vista [...]

  2. Geo Service s.r.l. » Community Senza categoria » Iran e social network

    [...] iraniana, ha chiesto di non bloccare il servizio per la manutenzione programmata, appello accolto dai gestori di Twitter che hanno spostato la manutenzione. Anche Facebook si è attivato in favore dell’Iran provvedendo [...]

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