Pochi giorni fa Twitter ha reso disponibile a tutti gli utenti l’ultima feature implementata: le liste. Si tratta della possibilità per ogni account di creare fino a 20 liste, nelle quali raggruppare una serie di utenti a scelta. Ogni lista potrà essere privata o pubblica, in quest’ultimo caso verrà automaticamente condivisa con la comunità di utenti.
Le istruzioni per l’uso delle liste le trovate presentate ottimamente su Socialwriters. Io intendo condividere qualche riflessione sulle conseguenze di questa novità.
Per come la vedo io si tratta di una delle più grosse modifiche che il servizio ha deciso di implementare per venire incontro alle esigenze degli utenti. Twitter, lo ricordo, nasce per restare in contatto con gli amici più stretti. Al di là delle statistiche, le quali confermano che la stragrande maggioranza delle persone utilizza twitter per seguire un numero limitato di contatti (e ben al di sotto del numero di Dunbar) gli stessi Dorsey e Stone hanno recentemente riaffermato che il miglior modo per capire ed apprezzare il valore di Twitter è seguire un numero limitato di persone. Non avere migliaia di contatti e sapere ben poco di loro.
Le liste servono a riaffermare questo principio, senza escludere allo stesso tempo la possibilità di utilizzare il servizio per branding e marketing in senso lato. Non è infatti più necessario seguire tutti i contatti direttamente dalla homepage del servizio, diventa possibile organizzare i vari utenti in liste dedicate, divise per argomenti, settori o altri elementi a nostra scelta.
Nella bacheca sarà possibile avere i contatti più stretti, gli amici, i familiari e le persone “di primo livello” di cui non vogliamo perdere un singolo aggiornamento. Nelle liste gli altri contatti che riteniamo interessanti, ma che non sono prioritari nella nostra vita. Si può finalmente organizzare in maniera diversa il flusso dei tweet e ridurre la portata dei contributi a cui siamo sottoposti.
Creando o seguendo le liste adeguate è possibile seguire gli aggiornamenti per settori ed argomenti specifici. Ad esempio politica, brand, turismo, turismo2.0, istituzioni, aziende che twittano, magazine, ecc..
Le aziende possono creare una lista dei dipendenti/collaboratori che twittano, così come ha proposto la stessa Twitter con la lista del suo team. In Italia è già presente il gruppo della redazione di Nova/Sole24ore mentre Current ha raccolto il suo team in una lista dedicata.
Si tratta ben più di un’alternativa al classico account twitter aziendale; diventa la possibilità di offrire una raccolta di punti vista, soggettivi, caldi, autonomi ed indipendenti (si spera!) dell’azienda, sostituendo alla voce, spesso fredda ed istituzionale, le discussioni e le riflessioni di un ufficio, ente o azienda. Per di più è possibile utilizzare il widget per le liste, per offrire questo insieme di visioni direttamente sul sito web principale.
Le aziende, come i singoli utenti, possono creare liste, sia private che pubbliche, per monitorare i contributi e le attività dei competitor in maniera semplice ed immediata.
E’ possibile creare liste geografiche, comunali o regionali per conoscere ed incontrare nuovi utenti Twitter. Un’iniziativa interessante è quella di TweetItaliani, che sta cercando di fare un censimento per regioni di tutti gli utenti della penisola.
Un’attività che mi immagino molti utenti faranno sarà quella di creare una lista di persone consigliate, di modo da suggerire ai nuovi followers una serie di contatti interessanti e magari sconosciuti.
Un’ultima riflessione sulle ricadute in termini di “influenza” delle liste. In precedenza il peso e l’influenza di ogni utente era valutato a partire dal numero di lettori, elemento che ossessionava qualche fanatico e generava comportamenti spesso discutibili. Ora con le liste non è sufficiente essere seguiti, ma occorre meritarsi degni di attenzione per guadagnarsi il posto in più liste. Negli Usa è già partita la corsa in questo senso. A mio avviso le liste NON sono il miglior modo per misurare la popolarità di un utente. Se proprio deve essere calcolato un valore occorre utilizzare altre metriche, come i replies e i reblog, che misurano l’efficacia e il coinvolgimento che i contributi attivano tra i lettori.
Altre riflessioni stimolanti e una bella discussione sui cambiamenti delle liste la trovate su socing.net.





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6 novembre 2009 alle 11:01
E’ vero..sono un importante innovazione per Twitter. … io però lo stesso obbiettivo lo raggiungo con i gruppi di friendfeed (che possono contenere anche altri feed oltre a quelli di twitter).
6 novembre 2009 alle 11:15
Vero, sicuramente i gruppi di FriendFeed sono delle liste avanzate e personalizzabili, ma richiedono una certa dimestichezza con i feed, anche solo per “pulirle” ed ottimizzarle.
Al contrario le liste di twitter sono semplici e alla portata di tutti, ci si iscrive e si leggono una volta ogni tanto dal menù a lato. Probabilmente si tratta di due strumenti pensati per il tipo di utenza dei due servizi.
6 novembre 2009 alle 11:37
vero…
oltre al widget da posizionare sul proprio sito, conosci un application desktop che ti notifichi gli aggiornamenti delle liste?
6 novembre 2009 alle 11:38
Confesso che mi convince poco il “creare liste geografiche, comunali o regionali” su Twitter. Assomiglia un po’ al ferrare un hovercraft.
nda
6 novembre 2009 alle 11:55
@Enrico da quello che ho letto i vari sviluppatori sono stati un po’ colti alla sprovvista. Non sono un esperto di applicativi twitter, ma non mi pare ci siano client desktop che supportino di già le liste.
@NDA però ho incontrato molti utenti alle prime armi che, dopo aver aperto il loro account per provare twitter, si sono trovati in difficoltà non sapendo chi seguire e con chi entrare in contatto. La corrispondenza geografica, come la divisione per argomenti o settori di interesse, può essere un primo elemento da cui partire.
10 novembre 2009 alle 11:05
[...] Twitter si sta muovendo anche in altre direzioni (vedi la localizzazione in lingua italiana e la novità delle liste lanciate da poco), ma questa dell’integrazione sembra essere una buona via per accorciare il [...]