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Archivio della categoria Acquisizioni

Rapido susseguirsi di novità per Twitter, il servizio di microblogging più popolare e diffuso.

Dopo aver presentato alcuni test sulla homepage, acquistato Tweetie, una delle principali applicazioni Twitter per iPhone, ha annunciato che permetterà alle aziende di inserire messaggi promozionali.

Sui Promoted Tweet, in attesa di provarli, rimando alle ottime considerazioni di Andrea, mentre un’analisi interessante sul posizionamento di Twitter a partire dalla homepage la fa Stefano Maggi.

Ciò che mi sembra evidente, a questo punto, è che l’azienda, dopo aver coccolato e recepito molti stimoli dalla comunità degli early adopters, sta virando il suo focus sulle “persone comuni”, quelli che le ultime ricerche definiscono come utenti medi del servizio.

L’inserimento delle liste di raccomandazione, la pratica del Re-tweet inserita come opzione nello stream dei messaggi, i Topic Trend (Argomenti Popolari in Italiano) suddivisi per città, cercano di aiutare gli ultimi arrivati e le persone meno connesse ad orientarsi nell’universo informativo che è diventato il network.

Molto dipenderà dagli input degli sviluppatori (btw nuova pagina lanciata) ma l’orientamento di Biz e soci sembra chiaro.

Qua, grazie a Luca, i dati e le novità principali emerse nella conferenza Chirp, dedicata agli sviluppatori:

  • 60% nuovi account vengono fuori dagli USA
  • 3 miliardi di richiesta la giorno con le API
  • oggi lavorano a Twitter 175 persone (erano 25 un anno fa circa)
  • i ricavi sono solo al quarto posto tra le priorità, preceduti da infrastruttura, “friction free” (avere più utenti) e relevance
  • usano Bit Torrent to trasferire file tra i proprio server (!!)
  • 65 carrier con accordi con Twitter (capperi!)
  • 37% active user sono su mobile
  • siamo a 55 milioni di tweet al giorno, ieri 1,6% solo dalla nuova app del BalckBerry
  • 600 milioni di ricerche al giorno su Twitter

E’ una notizia di poche ore fa, ma che naturalmente ha fatto in un batter d’occhio il giro della Rete. Dopo una fase di corteggiamento platonico Facebook decide di farsi avanti ed offre 500 milioni di $ per far suo Twitter.

Ridendo in faccia alla crisi finanziaria che occupa gli Usa, sembra che la trattativa si basasse su 100 milioni $ in cash e il restante in stock options.

I fondatori di Twitter (impegnati a perfezionare il business model promesso per il prossimo anno) hanno gentilmente accolto la trattativa e rispedito a casa gli interlocutori con il messaggio che con quelle condizioni non si tratta. Non sono uscite indiscrezioni precise circa: c’è chi sostiene che il problema sia legato alla liquidità del pagamento, molti altri indicano nella bassa valutazione l’elemento chiave.

Kara Swisher indica le sue motivazioni del perché l’incontro sia “finito con la famosa balena“:

  • At Facebook’s real valuation, $5 billion or so, the offer only amounted to $150 million (not bad for two-year old company with no revenue, but a far cry from the billion-dollar dream)
  • Twitter has high hopes for its own secret revenue model which will be announced next year.
  • Twitter’s investors aren’t stupid: They wanted cash. Facebook presumably doesn’t have that much cash to spare.

Probabilmente sapremo presto i dettagli mancanti.

Nel frattempo Twitter ha acquistato values of n, portando all’interno del team di sviluppo Rael Dornfest, figura molto stimata del settore e padre di stikkit e della più famosa Sandy.

A che serve questo piccolo passo? Personalmente credo che la strategia sia legata all’acquisizione di piccole imprese che hanno sviluppato applicazioni complementari a Twitter e che sono in grado di offrire nuovi stimoli per i prossimi servizi e le future implementazioni.

Di Socialthing ne avevo già parlato tempo fa, quando, appena lanciato, sembrava essere una delle alternative più promettenti a FriendFeed, puntando ad affermarsi come servizio lifestream di riferimento (per chi volesse saperne di più sul servizio, senza necessariamente provarlo c’è un post entusiasta dell’amico Giovy).

Nei giorni scorsi AOL, il più grande provider del mondo, ha acquistato Socialthing. Una mossa inaspettata, quanto apparentemente insensata, specie dopo il lancio di Buddyupdates un aggregatore di servizi fatto in casa.

L’iniziativa di AOL, che recentemente aveva acquistato anche il social network Bebo, può essere interpretata come il tentativo di essere presente in uno spazio di mercato fortemente in evoluzione e che rappresenta il futuro dell’offerta base di molti servizi.

Per quanto si tratti al momento di un utenza limitata, questo tipo di servizi toglie spazio e traffico ai siti principali e permette la consultazione di più servizi attraverso un unica pagina o un solo client. Di fatto rappresentano una potenziale minaccia alle pubblicità contestuali.

Le recenti novità di Socialthing non avevano arrestato l’ascesa di FriendFeed, anche se non tutti sono d’accordo nel considerarli simili. Diventa quindi interessante vedere come AOL gestirà questo ultimo acquisto. E capire se a breve anche FriendFeed diventerà di proprietà di qualche grosso player.

Eccoci con il secondo dei post dedicati alla creazione e gestione di un account Twitter “aziendale”. Nel post precedente abbiamo visto come entrare nelle conversazioni e con che tipo di tweet. Ora proviamo ad imparare qualche accorgimento per muoverci al meglio all’interno di Twitter.

Per prima cosa dovremo procurarci un client per Twitter. Questo strumento ci faciliterà la gestione dell’account e renderà più veloci le nostre operazioni. Un’ottima raccolta di risorse è Twitter Fan Wiki. Scegliete lo strumento che fa per voi. Se non sapete dove iniziare, suggerisco Twhirl, uno dei migliori client sviluppato con Adobe AIR.

Dovremo decidere se fornire un account di informazione o al contrario entrare nella conversazione. Nel primo caso, come in SkyTG24 ad esempio, metteremo a disposizione un ulteriore canale per ripubblicare post o notizie fresche. Il valore di questo tipo di account sta principalmente nella velocità di diffusione e nella qualità delle notizie.

Nel secondo caso possiamo creare un account per conversare ed entrare in relazione con la comunità che ci vorrà seguire. Si tratta della modalità di utilizzo più impegnativa, ma è anche quella che può essere più utile e dare più soddisfazioni all’azienda. Sapere cosa pensano i consumatori dei prodotti in commercio, conoscere i gusti di una parte della clientela, ricevere suggerimenti, critiche (se si è disposti a valorizzarle!).

Per la seconda modalità possono essere di aiuto una serie di suggerimenti (anche qui ricorreremo all’aiuto di miss rogue) Non si tratta di regole, quanto di indicazioni per entrare nelle conversazioni sulla stessa lunghezza d’onda delle altre persone.
E’ possibile utilizzare:

  • Pensieri e riflessioni in linea con la filosofia aziendale o del brand.
  • Promuovere eventi interessanti (non per noi ma per i nostri interlocutori) sia organizzati dall’azienda che esterni, nei quali magari avere un contatto diretto con i follower
  • Piccoli concorsi tra i follower. Si tratta di un buon modo di alimentare il passaparola ed incrementare il numero degli interlocutori
  • Risposte ai tweet di altri follower (@nomeutente). E’ il dialogo vero e proprio.
  • Messaggi diretti (d nomeutente) che non vengono condivisi con la comunità dei follower. In questo modo riusciamo ad entrare in contatto solo con un utente: può essere comodo per le questioni private o particolarmente delicate.
  • Annunci
  • Collegamenti a risorse esterne interessanti, quali letture, video, interviste, siti web. In questo caso è meglio accompagnare il link con un breve messaggio di inquadramento.
  • Link ai propri spazi (blog, web o altro) Meglio andarci cauti, in quanto alcune persone potrebbero infastidirsi. Evitare inoltre il semplice link. Cerchiamo piuttosto di lanciare un dialogo a partire da quanto pubblicato.

Oltre a questi usi standard potremo anche sperimentare qualche altra tipologia di tweet compatibile con i 140 caratteri e che possa essere di qualche valore per chi decide di seguirci.

Poi c’è la questione follower: il modo ideale di aumentare il numero degli interlocutori non consiste nell’aggiungere un gran numero di persone sperando di essere ricambiati, ma nel lasciare che sottoscrivano l’account di loro iniziativa. L’indirizzo Twitter deve essere aggiunto a qualsiasi espressione di comunicazione dell’azienda (sito web o blog, firma sulla mail, biglietto da visita, ecc..) Inoltre è richiesto un lavoro lento, appassionato e costante per dare spessore e personalità al profilo.

In alternativa è possibile aggiungere persone che parlano o trattano dei nostri stessi argomenti. Non potremo presentarci direttamente ai nuovi contatti, per cui saranno la breve descrizione del nostro profilo e gli ultimi micro-post a dire chi siamo e di che vogliamo parlare.

Se saremo in grado di trasmettere valore attraverso i nostri tweet le persone saranno ben disposte a seguirci. Se sarà solamente una mera forma di promozione dell’azienda, e non siamo nella lista dei desideri di molti, difficilmente avremo successo.

YappdCon un breve avviso pubblicato poco fa sul proprio sito, il team di Yappd (ennesimo clone di Twitter) ha comunicato ai propri utenti di essere stato acquisito da una non meglio specificata società per un non meglio specificato importo. Contrariamente a quanto avvenuto in seguito alle ultime acquisizioni, Yappd chiuderà il proprio sito interrompendo ogni servizio a partire dal 6 novembre 2007, per poi rinascere all’interno di un nuovo sito che ne integrerà la tecnologia (probabilmente offrendo anche altri tipi di servizi). Non esistono al momento ulteriori dettagli anche se, conoscendo le caratteristiche e la diffusione di Yappd, dietro quest’ultima operazione non ci dovrebbero essere grossi nomi, nè tanto meno grosse cifre.

All’indomani della notizia della acquisizione di Jaiku da parte della più grossa azienda di Internet, le voci su motivazioni, entità della spesa e futuro del servizio si sono rincorse ed hanno fatto il giro del mondo in pochi minuti. (paradossalmente proprio attraverso il rivale deluso Twitter).

La sorpresa, come tanti fanno notare, non è tanto nell’ennesima acquisizione di Google, ma piuttosto nel fatto che non è stato acquistato il servizio più usato, popolare e con il bacino di utenti maggiore. Non questa volta.

Si è voluto premiare il servizio tecnologicamente e concettualmente migliore, sempre tenendo presente che come ho scritto tempo fa, non si tratta di due doppioni.

Probabilmente agli sviluppatori di Mountain View sarebbe bastato un mese per generare e lanciare un prodotto analogo, quindi è chiaro che non è stato acquistato Jaiku solo per Jaiku.

Caduta a priori l’ipotesi di questioni personali con Evan Williams, fondatore di Twitter ed ex-dipendente per Blogger, ReadWriteWeb ha scritto che Google ha preferito Jaiku a Twitter per la possibilità di essere più forte sulle piattaforme mobile ad un prezzo più conveniente.

Una strategica scelta di convenienza?

Le decisioni reali si sapranno nel tempo con i prossimi sviluppi e le prossime implementazioni, così come i dettagli dell’accordo sui quali, per ora, non sono emerse indiscrezioni.

Ci sono alcuni elementi da considerare.

La strategia di Google per il mobile. Yahoo! in questo campo si è mossa bene e con largo anticipo, Big G ha sempre dovuto rincorrere. Con l’acquisizione di Zingku, Grandcentral e Jaiku è emersa una strategia chiara ed aggressiva per il settore. GPhone o no.

Jaiku ha sempre avuto una forte vocazione mobile. In questo modo Google ha comprato il miglior servizio di lifestreaming per terminali mobili e non. Ed ha rafforzato la sua strategia per il mobile.

L’esigenza di Google di venir percepita un’azienda meno americana. Non è un mistero che abbia questa necessità. Le assunzioni in Europa crescono molto più che altrove. E con Jaiku ha rilevato un’azienda finlandese. (anche se da quanto ho capito stanno già facendo le valigie per San Francisco).

I prodotti di Google sono ancora troppo slegati tra loro. Basta guardare Yahoo! e Microsoft per rendersi conto cosa significa avere tanti prodotti acquisiti o sviluppati internamente integrati tra loro.

Gmail, Blogger, Google Reader, Youtube, Google Maps, Google Calendar tra i primi servizi che mi vengono in mente che potrebbero giovare al massimo l’integrazione con Jaiku.

Gli sviluppatori di Jaiku hanno idee e competenze. Non che a Google ci siano solo scimmiette, ma formarsi in un paese dove i ricercatori non sono considerati fannulloni e in parte sono cresciuti all’interno del colosso Nokia, può portare tante nuove idee. Soprattutto ad un prodotto come Socialstream, in cantiere nei laboratori della grande G e che ha delle potenzialità immense.

Google reputa mature le persone per il microblogging e per il lifestream; per quanto diffuso ed utilizzato sia il fenomeno, si tratta sempre e solo di una realtà di nicchia. Avete mai provato a parlare di Twitter a persone non-geek?
Inoltre chi ricorda Dodgeball!? Google aveva già in casa il suo Twitter, ma ha abbandonato lo sviluppo per dare la priorità ad altri servizi.

Come sostiene TechCrounch sembra che il tempo per il social network e il blogging da terminali mobile sia arrivato.

All’interno della comunità di Jaiku la notizia è stata commentata, e lo è tutt’ora, tra l’entusiasmo di molti e le critiche di alcuni. Chiaramente gli sviluppatori non possono che essere contenti del rapido successo e garantiscono che il progetto non avrà stravolgimenti.

Da tutto questo il vero sconfitto è Twitter, che ne esce ridimensionato e svalutato.

Ed è partito il conto alla rovescia per la sua acquisizione.

Google Jaiku
Con un annuncio pubblicato sulla propria homepage, oggi Jaiku (per voce dei suoi fondatori Jyri Engeström e Petteri Koponen) ha rivelato di essere entrata a far parte della grande famiglia di Google. I termini dell’accordo non sono stati resi noti, ma è certo che con questa (ennesima) acquisizione Google abbia voluto rafforzare il suo team in vista di una probabile ed imminente invasione anche nel settore mobile.

Perché proprio Jaiku e non Twitter (o Pownce)? Probabilmente si è puntato sull’acquisto della migliore tecnologia piuttosto che sulla community dotata del miglior parco utenti. Ma allora perché continuare a spendere milioni di dollari per acquisire tecnologie che probabilmente Larry e Sergey riuscirebbero a sviluppare internamente con costi nettamente inferiori?

In ogni caso gli sviluppatori di Twitter sono i grandi sconfitti del giorno, anche se la continua rincorsa di Yahoo nei confronti di Google offrirà sicuramente loro una seconda (a questo punto molto meno speculativa) possibilità.

  
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