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Archivio della categoria Editoriali

Twitter ha già raggiunto il Tipping Point!?

Negli States da almeno un paio di mesi è esplosa la febbre da Twitter. Sospinto da politici, attori, personaggi dello sport ed altre celebrità, non esiste giorno che i media classici non gareggino per presentare le notizie più assurde di quello che è diventato la nuova macarena digitale.

Una situazione abbastanza analoga a quella avuta nel nostro paese con il fenomeno Facebook, la cui sovraesposizione mediatica  è stata opportunamente ridimensionata dopo il periodo caldo. E’ normale, considerato il gioco delle parti. Non fanno eccezione i media statunitensi che enfatizzano gli aspetti più variopinti e folcloristici. La normale conseguenza è che qualsiasi presenza, più o meno ragionata e consapevole da parte di aziende, brand e persone viene risaltata e basta per ottenere una notevole visibilità.

In altre parole you’re no one if you’re not on Twitter. Non a caso non è il servizio a guadagnare direttamente o indirettamente, ma le celebrità che vedono l’enorme opportunità in termini di visibilità e reputazione.

Un esempio? Ashton Kutcher, nel nostro paese famoso solo come marito di Demi Moore, ha uno degli account più popolari e in crescita in questo momento. E, come si può vedere nella foto, sono molte le modalità e risorse utilizzate nella promozione.

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Consideriamo che, come sostiene Owyang, anche per un servizio semplice ed immediato come Twitter, l’attenzione mainstream è ben differente dall’uso mainstream. Da una parte abbiamo i numeri del servizio che, in confronto ad altri social network, la dicono lunga sugli utenti reali. Dall’altra il tasso di crescita a tre cifre, capace di rimescolare le carte nel medio/lungo periodo.

Sono dati e numeri da prendere con le dovute cautele, se è vero che Oprah Winfrey, la regina dei talk show usa, con una puntata del talk show dedicato al servizio di microblogging, ha fatto registrare un aumento di visitatori del 43% in una settimana.

L’Italia vive questa situazione di riflesso, seguendo con confuso interesse, ciò che avviene oltre oceano. Se giornali e riviste riportano dettagliatamente le news americane, c’è davvero poco interesse per ciò che avviene nel nostro paese. L’azienda di Cagliari Abbeynet lancia due prodotti come Tweefind e Tweefight e in Italia, Nova a parte, vengono ignorati.

Sono necessari personaggi e celebrità nazionali, amati e molto popolari come possono essere Maria De Filippi o Fiorello per attirare l’attenzione dei media tradizionali?

Circa un anno fa, su questo blog, si discuteva se Twitter fosse pronto per il grande pubblico. La metafora della macchina del caffè rimane attuale, cambiano i protagonisti delle conversazioni. Blogger ed early adopters, abituati a strumenti di conversazione più comodi, cambiano ambiente, o scelgono di dare una seconda vita ai loro tweet. Rimangono i fans, nel senso vero della parola, che trovano uno spazio per restare incollati ai loro idoli ed entrare in contatto con altri fan.

Lo scenario tracciato da Owyang appare quindi verosimile:

  • Mainstream media and celebrities to flood Twitter
  • Most media and celebrities will use as a broadcast tool
  • Empowered, celebrities will fend off tabloids
  • Increase in brands listening then they’ll join Twitter
  • Users get new experience with mainstream –yet many will revolt
  • The geek ‘A-List’ early adopters seek a new stage
  • Celebrities will monetize faster than Twitter themselves…
  • …Yet expect Twitter to monetize brands, media and celebrities
  • More Hay and less Needles

Così come appaiono sacrosanti i punti evidenziati da Dave Winer.

Quindi, Twitter ha già raggiunto il Tipping Point!?

Update: Brian Solis propone il termine statusfera per indicare il nuovo ecosistema che si sta creando: un ambiente per condividere, scoprire e pubblicare aggiornamenti sotto forma di micro-contenuti, capaci di alimentare i servizi di social network attraverso il loro effetto virale.

Da qualche tempo a questa parte sono molte le guide, i consigli e i suggerimenti pubblicati per utilizzare al meglio Twitter. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma personalmente credo che si stia perdendo la dimensione e il bello del microblogging, arruolandolo come uno strumento di marketing e personal branding a tutti gli effetti.

Capita così che mi sento quasi in totale disaccordo con i consigli del signorino Rose pubblicati su TC (che ad ogni modo ha ben più dei miei 600 contatti) e di accorgermi, attraverso un thread su FriendFeed, quanto sia importante per molti monitorare lo stato dei propri followers.

Per questo voglio proporre un pezzo pubblicato da Mitch Wagner su Informationweek, che con semplicità e lucidità riesce a spiegare qual’è il “vero successo” e come si ottiene.

Come con la maggior parte delle cose, la costanza paga anche su Twitter. Basta postare regolarmente, poche volte al giorno. Seguire le persone. Impegnarsi nelle discussioni. Rispondere a ciò che altri dicono. Pubblicare messaggi sui propri interessi indipendentemente se si pensa che non siano di interesse per le altre persone. A volte pubblicare tweet personali, anche se pensiamo che nessuno lo troverà interessante. Sperimentiamo.

Nessuno conosce il giusto e sbagliato modo di usare Twitter. Non si tratta di vendite, dove abbiamo migliaia di anni di esperienza. Questo servizio è stato inventato due anni fa. A volte proviamo qualcosa su Twitter e la gente dice “Così è sbagliato!” Queste sono chiacchiere sciocche e pretestuose. Cerchiamo di capire cosa funziona per noi e andiamo per la nostra strada. L’unico modo di sbagliare su Twitter è impedire alle persone di utilizzarlo liberamente.

C’è un interessante esempio su come usare Twitter: Britney Spears. Spears ha un un social media director per aggiornare i suoi account sociali, con input da Britney stessa, il suo assistente, il suo pubblicista, e il resto del suo entourage.

La prima volta che ho sentito parlare di questo, ho pensato che fosse una pazzia. L’essenza di Twitter sono gli aggiornamenti personali, anche se sei una celebrità. Affidare a qualcuno il proprio account Twitter per i nostri aggiornamenti sembra profondamente sbagliato, come assumere qualcuno per giocare a bowling al nostro posto.

Ma l’approccio di Spears sembra di funzionare bene per lei. Ai suoi fans su Twitter piace.

Se continuiamo a cinguettare e partecipare alla conversazione, troveremo una voce che funziona anche per noi.

Uno dei motivi per cui ho un grande seguito Twitter è perché ho investito del tempo su di esso. Ho aperto il mio account abbastanza presto, nella primavera del 2007 e, da allora, l’ho utilizzato ogni giorno. Io cerco di parlare con i followers in maniera personale, non con un modello broadcast. E ho sempre cercato di essere divertente o informativo o entrambi, anche quando si trattava solo della mia cena. Ho trascorso del tempo su Twitter ogni giorno. Anche durante i fine settimana. Anche in vacanza. Anche la sera, quando sono seduto e guardo la TV con mia moglie.

E sono orgoglioso dei miei 1600 seguaci, anche se non mi permettono di stare in cima alla classifica di Twitterers, accanto a persone come il tech blogger Robert Scoble e l’imprenditore Internet Jason Calacanis con più di 50.000 seguaci.

Recentemente, il co-fondatore di Digg Kevin Rose ha pubblicato una lista di 10 modi per aumentare il numero dei nostri followers. Rose è la seconda persona più popolare su Twitter, con 89.780 seguaci (l’unica persona su Twitter più popolare è un ragazzo il cui indirizzo è 1600 Pennsylvania Avenue., Washington, DC). Credo che sia un grande elenco – ma ho un’obiezione.

Aumentare i followers solo per il gusto di accumulare grandi numeri non penso sia un esercizio utile. Certo, sono fiero dei miei followers – ma questo è solo una sciocca vanità, qualcosa da apprezzare, ma senza prendere troppo sul serio. Il vero valore di Twitter – o di qualsiasi servizio di media sociale – deriva dalle connessioni personali e professionali che si riescono a fare. E queste connessione si fanno una alla volta.

La stessa cosa vale per i faccia a faccia in rete. I migliori contatti che ho fatto in occasione di conferenze, spesso non sono a grandi eventi in rete con centinaia di persone presenti, ma ad un bar con alcune persone che ho incontrato in spazi di conversazione.

Quindi non sono d’accordo con nessuno dei suggerimenti di Rose. Ad esempio, chiedere ai nostri ascoltatori di ripetere il nostro ultimo tweet (ossia il “retweeting”) sembra un po’ da poveri e disperati. Allo stesso modo di avviare un concorso per incoraggiare le persone a seguirci.

Preferisco un approccio diverso per costruzione di traffico su Twitter – cercando modi per aiutare le altre persone. Raramente chiedo alle persone di fare un retweet dei miei post, ma spesso utilizzo il retweet per segnalare argomenti che ho trovato utili o divertenti. E, mentre utilizzo spesso i link a post di InformationWeek su Twitter, propongo link a lavori di altra gente, quando li trovo interessanti, o anche solo perché mi va.

Ho iniziato ad utilizzare questa filosofia in tutti i miei tentativi di promozione e di marketing. Cercare un modo di aiutare altre persone è il miglior modo per avere successo.

Un po ‘di auto-promozione non fa mai male: seguimi e segui InformationWeek su Twitter. Noterai che posto questi link solo dopo aver postato link agli altri.

[Il pezzo originale]

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In una fase in cui nessuno si stupisce più dei numeri da capogiro che sforna regolarmente Twitter, l’attenzione e le relative discussioni della blogosfera sembrano interessare la longevità o, a seconda dei punti di vista, la lenta agonia del blog, soffocato da un numero crescente di alternative. Probabilmente la situazione anomale non è questa, bensì quella precedente alla fase attuale, dove il blog era uno dei pochi, se non il solo, strumento di pubblicazione semplice ed adatto a tutti.

L’errore parte dal fraintendimento iniziale del microblogging testuale – quello di 140 caratteri per intenderci – nato per rimanere a stretto contatto con gli amici più intimi, e ben presto rivoltato ed impropriamente annoverato tra le attività di blogging. Nel caso peggiore tra quelle di marketing. E’ vero, il web ci ha spesso insegnato a non dare per scontato nulla e, secondo logiche hacker, a cercare di utilizzare al massimo ogni cosa, tentando di superare i limiti iniziali previsti da un servizio. Tuttavia sentir dire che lo scopo di Twitter è accumulare più followers possibili, mi fa quantomeno storcere il naso.

Non sarebbe meglio a tal scopo usare uno strumento meno limitato di un social network in cui ci si scambia sms? In fondo l’evoluzione delle Rete ha portato a diversificare le modalità espressive, offrendo nuove possibilità a chi con la penna, o la tastiera, è meno portato. Le nuove generazioni nascono dentro un mondo digitale, dove il cellulare è parte integrante dell’identità di ognuno. Finita la fase di status symbol il telefonino è diventata la sigaretta dei digitali, in quanto strumento da tenere sempre in mano e con cui giocare, rilassarsi, sfogarsi e condividere momenti della giornata. L’attitudine ad utilizzare le foto e i video ha generato fenomeni inattesi e in parte anche nuovi linguaggi.

Per questo ritengo che le potenzialità di espressione del multimediale nascondano grandi opportunità. Se FriendFeed è la nuova tecno-mania dei geek-blogger italiani, in parte è dovuto anche alla possibilità di presentare, e quindi iniziare discutere, sulle foto, immagini, video e le altre pubblicazioni multimediali.

Immaginiamo uno strumento che unisca la semplicità di Twitter, l’immediatezza di Qik.com, il lato social di FriendFeed. Qualcuno potrebbe suggerire Tumblr o l’italianissimo Meemi. Si tratta di ottimi prodotti, ma troppo concentrati sulla Rete e adatti a chi passa tanto tempo davanti al pc. Altri vedono in Zannel, il prodotto adatto. Altri ancora mi indicano diversi servizi di mobile social network.

Le formule in cui si può declinare l’idea sono numerose. Così come i vantaggi di uno strumento multimediale.

Articolo scritto per moltomedia.
Moltomedia è il laboratorio creativo che sviluppa e produce insieme a Mediaset progetti di innovazione crossmediale.

Se sei interessato al microblogging e al lifestream puoi anche leggere i post precedenti:

Maestros del Web è uno dei blog spagnoli più letti. Tempo fa ho trovato un bell’editoriale sul microblogging.

Ripropongo il pezzo dopo una rapida traduzione:

“Questo nuovo strumento, che derivata dal blog convenzionale, stabilisce un vincolo tra reti sociali e telefonia cellulare. Negli ultimi tempi, ha rivoluzionato la Blogosfera. I suoi utenti si moltiplicano ad un ritmo virale.

Lodata da alcuni e boicottata per altri, il suo arrivo segna una trasformazione nel concetto di connettività vigente fino al momento.La polemica che scatena mette in gioco, lo sforzo per la distribuzione del potere nella web.

144 caratteri che fanno tanto parlare

Un servizio di microblogging è un’applicazione web che permette di inserire messaggi ridotti, a mo’ di post di un blog, con un limite di circa 144 caratteri – il volume approssimato di una pagina di SMS – e con un’elevata frequenza di aggiornamento.

Tuttavia, la particolarità del microblogging non deriva solo dalla sua denominazione, bensì del suo condizione multi-dispositivo. Molto più di un blog in forma ridotto, poiché la possibilità di pubblicare non è solo via web, bensì simultaneamente, via email, telefono cellulare e messaggeria istantanea.

In tale modo, si può definire il microblogging come il fenomeno che si produce combinando un blog, una rete sociale ed l’accesso allo stessi da dispositivi mobili. Il concetto che ha poco più di un anno di esistenza, è esploso negli ultimi mesi a causa di Twitter, il pioniere e più popolare servizio di microblogging, che si mantiene nei posti più alti di Technorati.

Cinguettii nel Web

Twitter” si caratterizza per l’elementarità, tanto nel design come nell’usabilità e nel concetto. Nato per opera di Obvius Corporation – compagnia il cui motto è “Siamo ovvi” – e sviluppato da Biz Stone ed Evan Williams (cofondatore di Blogger), ha già i suoi concorrenti, tra i quali, Jaiku, Pownce e Yappd.

Per la sua semplicità di uso e la sua capacità di convocare seguaci ai cinguettii che l’utente continua a pubblicare, la sua influenza nella rete, è incalcolabile. Anche per questo genera resistenze fino ad aperti rifiuti che si difendono dietro la questione della vacuità di contenuti.

L’analisi del magnifico “microblogging”, conduce inevitabilmente, alla presa di posizione di fronte al dibattito che si stabilisce, davanti alle nuove pratiche comunicazionali degli utenti di internet.

Il mondo in un cellulare

Dice Jyri Engeström, uno dei fondatori di Jaiku, che il successo di tutte le grandi reti sociali di Internet è stato trovare la maniera di creare oggetti sociali di uno o un altro tipo.

Enrique Dans descrive Twitter come “la comunicazione rapida allo stato puro; con l’immediatezza del SMS ma enormemente versatile tanto nel supporto quanto nel formato.” Il successo di questa innovazione radica nella sua capacità di acchiappare il “singolo minuto”, di permettere lo streaming della propria vita, le relazioni ed il pensiero dei suoi utenti.

Come segnalano Tomi T. Ahonen ed Alan Moore nel libro “Communities Dominate Brands”, la società in rete è in un processo di transizione verso l’era nella quale tutti saranno permanentemente “connessi.” L’essenziale del microblogging è che si basa su una nuova forma di connettività che non richiede stare online, di fronte al PC.

In tale senso, il futuro di queste piattaforme è il mobile o piuttosto, gli utenti mobili. Come segnala Álvaro Andoin, le nuove generazioni preferiranno il telefono al PC, “essere accessibili” all’ “avere accesso”, condivideranno in maniera istantanea e soprattutto, preferiranno prima il Messenger, gli SMS o i microblogs che le chiamate di voce.

Il Web 3.0 sta chiamando già

Il Web 2.0 si caratterizza per la possibilità di catturare i contenuti generati per gli utenti per condividerli in Rete, grazie all’adozione degli accessi di banda larga. Il prossimo passo, quello del Web 3.0, dipenderà dall’adozione degli accessi di banda larga senza fili, assieme alle nuove reti sociali dei cellulari.

Secondo Sterling Market Intelligence ed Opus Research, il numero di utenti di Internet connessi attraverso terminali mobili si triplicherà; dei 32 milioni attuali passerà a 110 milioni di persone nel 2011. Il successo virale di Twitter ed i suoi cloni, anticipa questa tendenza ed incoraggia la creazione di altre comunità formate per gente in movimento che comunicano tra di loro minuto per minuto.

Oltre le interpretazioni e le questioni che genera il fenomeno del microblogging, la porta aperta per Twitter ed i suoi surrogati è strettamente relazionata ai nuovi modi di organizzazione sociale emergenti. Si incomincia a parlare di LifeStream, una forma tangibile per capire come ogni persona può “essere un media”, inviando frammenti di senso alla sua rete.

Secondo Pablo Mancini, Fondatore di Tuitiar, Comunidad Twitter Argentina, “Il fenomeno che materializzano questi servizi prendono altre dimensioni quando pensiamo le applicazioni come attrezzi collettivi; perché fanno da ponte tra il condividere e il coprodurre, tra consumo pari a pari e produzione pari a pari, tra individui collettivi e reti sociali.”

La ridistribuzione del potere nella rete

David Coleman fa un paragone tra comunità online e reti sociali. In termini generali, le comunità hanno una struttura verticale, sono basate in un unico posto, sono centralizzate, controllate da un moderatore e guidate in base ad un luogo comune specifico; mentre le reti sociali hanno una struttura di base, sono basate nella gente, sono decentrate e contestualizzate.

Le applicazioni come Twitter, senza dubbio, ed i suoi usi possono generare una nuova versione dei mezzi, configurare una nuova logica, modificare in ultima istanza, l’architettura della rete che è la sua politica in definitiva.

La cosa certa è che l’influenza unidirezionale è andata via per sempre e la logica ed il linguaggio dei nuovi mezzi trovano un ingranaggio molto più grande nelle reti distribuite. Questo è quello che porta a Mancini ad affermare che queste applicazioni si portano molto meglio col futuro delle reti che col presente della Blogosfera.

Da parte sua David de Ugarte, sottolinea il ruolo vertebrale che il blog ha svolto nella socializzazione delle tecnologie distribuite e, pertanto, nelle domande trionfatrici nella rete.

Il link che sembrava evidente ed immediato tra reti sociali e terminali mobili ha dovuto passare per il blog per costruirsi. De Ugarte afferma che la logica della web 2.1 sorpassa l’ “io penso” originale del blog per incorporare tanto il “noi facciamo” come luogo sociale e territoriale. Una logica che porta ad intendere la presenza continua nello spazio e nel tempo.

Conclusione:

Per chi si scandalizza col magnifico Twitter e discute la mancanza di contenuti, è significativa questa riflessione di Pablo Mancini: “Twitter rivive i peggiori pregiudizi che alcuni anni fa avevano da obiettare ai blog ed ora, sembra, alle chat distribuite.

Nonostante l’overdose di gerundi, Twitter sopravvive e cresce. Perché? Perché la potenza è il formato, l’architettura e non il contenuto. L’architettura della rete è molto più profonda dei contenuti che circolano al suo interno.

L’architettura della rete è la sua politica e quello è qualcosa che la politica elitaria su contenuti – moderna, verticale ed idealista – non comprende perché pensa in vecchio. Twitter è una forma emergente dell’era della fluidità, 140 caratteri che reinventano la modernità. Quando ci disturba – a tutti succede – è perché ci trasforma. Iniziamo a rilassarci e godere il cambiamento.”

(Traduzione ed adattamento miei)

  
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