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Archivio della categoria Features

Enrico, Claudio e David sono tre dei massimi esperti di microblogging in Italia.

Attraverso il loro lavoro e le loro ricerche stanno seguendo alcuni dei progetti più interessanti in tal senso. Hanno anche un percorso molto differente; per questo li ho coinvolti in un breve giro di domande sul microblogging, dal qualche sono emersi spunti molto rilevanti.

1. Iniziamo con una domanda semplice: com’è cambiato il microblogging negli ultimi due anni?

ENRICO. Sostanzialmente non è cambiato molto, 2 anni fa iniziava a far capolino Twitter come servizio “generalista” e dopo 2 anni c’è ancora la leadership di Twitter.
Abbiamo visto l’affacciarsi di nuovi strumenti quali FriendFeed (che secondo me è rimasto molto ma molto di nicchia in Italia) e Google Buzz (Wave è troppo ma troppo tecnico) ma il metro di paragone resta sempre Twitter.

CLAUDIO. Il microblog è partito da un concetto riduttivo rispetto alla semantica del blog (microblog, appunto), per finire come attributo aggiuntivo ed ormai essenziale di ogni social network.
Oggi non possiamo immaginare Social senza pubblicazione di status veloce, sharing volante link-foto-video-citazioni, followers. Non so se ha ancora senso parlare di microblog, oggi: era il termine dato a una forma nuova per un bisogno nuovo. Oggi assistiamo a una radicalizzazione dei bisogni: approfondimento semi professionale verticale sui blog (quella che possiamo definire “short-tail” dei contenuti), condivisione rapida di conentuti e concetti sui social network (long tail).
Le evoluzioni che vedo riguardano esclusivamente il mobile. In particolare in Italia (ce lo dicono i dati) tutto il resto è noia, cioè scusa, Facebook. :)

DAVID. E’ cambiato nel senso che è rimasto solo Twitter. Gli altri due non saranno d’accordo ma Twitter è ormai ai livelli di un Facebook e di gran lunga più diffuso e utilizzato di Google Buzz. I suoi competitors adesso si chiamano Facebook, Microsoft e Google. Credo che sarà veramente difficile veder nascere nuovi player nell’ambito del microblogging. Anche fenomeni di successo come foursquare e gowalla non sono veri e propri nuovi servizi ma semplicemente estensioni di Facebook e Twitter.

2. Quando diciamo microblogging generalmente s’intendono servizi “alla twitter”. E’ questa l’unica strada possibile?

E. No, non è questa l’unica strada percorribile e noi come tu ben sai la stiamo percorrendo, io mi rifaccio sempre a quello che scrivi nel tuo blog: “piccoli contenuti immessi in rete”. Chi dice che i piccoli contenuti sono solo i 140 caratteri di Twitter? Anzi dai nostri utenti e da quel che si vede in giro come mashup per twitter, sembra che le persone si siano “scocciati” dei solo 140 caratteri ;)

C. No anzi, il contario: bisogna scegliersi ALTRE strade. Twitter in Italia non arriva al milione di utenti unici mesi, dobbiamo iniziare ad aprire gli occhi e capire che è e resterà (almeno in questa forma) un sistema per addetti ai lavori. Twitter in Italia non diventerà mai mainstream, è praticamente (come Friendfeed) una community di appassionati geek. E questo non basta, soprattutto se si tiene a mente il fatto che ti devi sostenere economicamente con un business model. Qualsiasi sistema che si pone come obiettivo “migliorare” Twitter, perdonate la durezza, è destinato a fallire. Semplicemente perchè per fare meglio di Twitter devi avere più risorse e più mezzi di Twitter altrimenti generi solo una copia magari con più feateres ma con milioni di utenti in meno. Quindi occorre sperimentare nuove strade: 4square ad esempio è una strada.

D. Si’ e no allo stesso tempo :) Fare un altro Twitter con un’altra grafica è impossibile, ma farlo in modo diverso, come Yammer ha fatto per il business è fattibile. Tutto da dimostrare che Yammer sia un successo naturalmente :)
In un certo senso comunque anche foursquare e gowalla sono semplicemente servizi di microblogging costruiti intorno al concetto di geolocalizzazione.

3. Come siamo messi in Italia? Il “fenomeno iPhone” sta cambiando qualcosa?

E. In Italia oggi non siamo sicuramente come in altri paesi ma sembra che qualcosa finalmente stia cambiando. Si l’iphone come altri smarphone, hanno dato inizio a questo cambiamento. I social si sono adattati e sono funzionali in totale mobilità. Anche l’Italia sembra che si stia svegliando in questo settore.

C. Un po’ ho risposto alla domanda precedente. Ho pubblicato un articolo in merito: siamo messi che spiegare il microblog agli italiani ormai è molto complicato vista la penetrazione di Facebook. Una tecnologia per diventare mainstream ci mette tempo: abbiamo appena convinto 16 milioni di italiani a usare Fb, ora gli diciamo: no, usate Twitter è più fico! Dobbiamo renderci conto che il “navigatore medio” non usa 50 servizi diversi come noi Social Media Fan, tende a usarne 4-5 al massimo. Userà la mail, facebook, magari un instan messenger e uno-due siti di news. Fine. Come dicevo Iphone e in generale gli smartphone cambiano eccome lo scenario, anzi: cambiano tutto. A mio giudizio dire microblogging oggi vuol dire Mobile, Mobile, Mobile.

D. E’ l’unico che ha veramente sdoganato internet sul telefonino. Contro tutti, contro i programmatori che sono innamorati solo di Java, contro gli operatori che non volevano nemmeno venderlo, contro i blogger che trovano che a seconda dell’angolazione della mano sinistra che l’antenna non prenda bene il melafonino è il successo che conosciamo.
Io ho anche molta fiducia in Android e in Phone 7, sia nel mondo dei telefono che dei connected device. la tavolette in stile iPad pre capirci. Sono sicuro che porteranno una ventata di nuovi utenti ad utilizzare strumenti come Twitter e magari chissà, il prossimo microblogging.

4. Cosa ne pensi del sistema di revenue lanciato da Twitter?

E. Se intendi i “tweet sponsorizzati” non saprei in verità, noi abbiamo studiato una soluzione simile, tra l’altro prima di Twitter, ma i nostri numeri non ci consentono di provarla. Secondo me non è cattiva ma è da rifinire.

C. Che non funzionerà :)

D. Credo che questo modello di business sia un po’ troppo filosofico, ma che rappresenti comunque un primo passo. In generale molti player nei prossimi mesi dovranno dimostrare che ci sono modelli di business sostenibili dietro grandi idee e ottimi prodotti. Apple, ad esempio, con le sue app ha dimostrato che non è vera l’equazione internet=gratis, poiché se offri buoni prodotti, che rispondono alle esigenze degli utenti e hai un buon metodo di pagamento, le persone sono disposte a pagare. D’altronde perché non dovrebbero?

5. Credi che l’elemento “location” rappresenti un punto di svolta?

E. L’ho sempre creduto, motivo per cui ogni nostro meme è localizzato da sempre, solo che non essendo uno dei big del settore, nessuno ha mai notato sta cosa.

C. Certamente: ripeto, per me parlare di microblogging oggi significa abbinare il concetto di rapidità e condivisione al concetto di mobilità quindi di localizzazione. Da qui immaginiamo un ESPLOSIONE di servizi: chiamiamoli di microblog ma potrebbero essere microtips, microshop, microtag, microtutto :)

D. In questo momento la localizzazione credo sia un po’ sopravvalutata, come avviene per tutti i fenomeni di moda, ma che ormai sia imprescindibile. Io stesso ogni due minuti “check-inno” su 4square. Magari in futuro sarà + chiaro e semplice decidere quando nascondere o meno la propria posizione ma a mio avviso i servizi legati alla propria posizione rappresentano il futuro, soprattutto per le piccole-medie entità che hanno bisogno di un collegamento forte con la realtà locale attraverso internet.

6. Ci segnali un servizio interessante?

E. Se il progetto è in ambito microblogging, l’unico che mi sento di segnalarti era FriendFeed che aveva le carte per poter spodestare il resto, ma ha ceduto a Facebook.
Google Buzz ha peccato troppo di vanità (secondo me ovviamente), precludendosi l’accesso dall’esterno e restando solo integrato in gmail.

C. Attualmente ho seguito la progettazione e la startup di Libero Mobile che centra esattamente il bisogno di Mobile in Italia, visto con l’ottica del browsing e non delle applicazioni. L’ultimo servizio che mi ha fatto innamorare è ovviamente Foursquare ma mi piace molto anche il filone Italiano delle app geolocalizzate, come Around Me.

D. Vuoi dire oltre ad hellotxt ;-) ? In questi giorni sto diventando un ipadmaniaco e adoro Pulse, un’applicazione molto semplice, che permette di sfogliare i propri feed RSS direttamente dal tablet. Anche feedly è fantastico, un giornale online costruito completamente secondo i tuoi gusti e supporta anche twitter.

7. Vuoi salutare gli altri due?

E. Ovvio che si, Claudio purtroppo non ho il piacere di conoscerlo personalmente ma il grande David si :)
Ciao ragazzi :)

C. Certo! Ciao, complimenti a tutti e due e spero di conoscervi presto! :)

D. Sono due prodotti italiani che portano alta la bandiera dell’innovazione in Italia (soprattutto adesso che Cannavaro e soci sono tornati a casa)  continuate così!

Beh, grazie davvero per la disponibilità.

Proprio così, l’assemblea dei sindaci di 4square. Il nome vuole essere scherzoso, l’evento no.

Foursquare è il servizio del momento. La febbre americana per il servizio ha ben presto contagiato blogger e riviste specializzate, che hanno iniziato ad interessarsi e a riflettere sulle opportunità del nuovo “giochino”.

Di fatto in questo momento tutti ne parlano, ma nessuno sa bene se e come può funzionare. Mi ricorda molto una delle più brillanti citazioni sui Social Media:

Assieme agli amici mimuli, abbiamo così deciso di organizzare un incontro dedicato a 4square e gli altri servizi location based. Sabato 17 Luglio ci vediamo a Bologna, in una location molto suggestiva, per parlare e confrontarci faccia a faccia. Non è un BarCamp, purtroppo i posti sono limitati. Io ho sparso la voce tra alcuni amici e contatti più attivi sull’argomento, ad ogni modo se sei interessato ci sono rimasti alcuni posti.

Lasciami un commento, scrivimi una mail o mandami un DM e ti giro le istruzioni per l’iscrizione.

La tecnologia e gli strumenti che abbiamo a disposizione, si sa, abilitano nuovi comportamenti. Sono dinamiche che vanno capite e integrate, pena l’essere esclusi o, peggio, fare figure meschine. Mi ricordo un video di un paio di anni fa di Zucchero, nel quale il cantante, insultava pesantemente una signora “beccata” a mandare un sms durante un suo concerto. Sorvolando sull’educazione dell’artista, nessuno ha detto al cantante che a volte le persone inviano messaggi ad amici e conoscenti, non per isolarsi, ma per condividere momenti ed emozioni?

Così sta succedendo anche con il microblogging. Twitter, come Facebook, FriendFeed ed altri strumenti, negli ultimi anni si sono rivelati molto utili e comodi per seguire conferenze e seminari, lezioni e quant’altro ampliando la portata dei contenuti interessanti ed avviando un flusso di informazioni supplementari a due vie: uno in uscita con i contenuti esportati, ripresi e spesso integrati in altri ambienti ed uno in entrata dove dalla Rete le persone posso chiedere, contribuire e relazionarsi, in tempo reale o quasi, con i relatori.

L’esperta neozelandese Olivia Mitchell ha realizzato un valido approfondimento sull’uso di Twitter nelle presentazioni come strumento di backchannel. Il suo ebook (qui il pdf) è stato ripreso anche nel blog di Laura @pistachio Fitton che tramite un guest post di Olivia ne riprende i passaggi principali.

I vantaggi principali per il pubblico

  • Aiuta a rimanere concentrati. A differenza di quello che si può pensare un back-channel che integra i contenuti più interessanti permette al pubblico in ascolto di seguire aggiornamenti senza perdere il filo del discorso. Chiunque può partecipare alla discussione e lasciarsi coinvolgere dagli spunti o dai link suggeriti. Generalmente quando il live twitting è pubblico i contenuti off-topic sono molto limitati. Non è distrazione, è una nuova forma di interazione con i contenuti presentati.
  • Il pubblico riceve molti più contenuti. Le persone durante la presentazione possono aggiungere spiegazioni, punti di vista differenti, link ad approfondimenti ed altro. Se chi parla è sufficientemente aperto e preparato, le persone in ascolto hanno la capacità di guidare e modificare la scaletta o la presentazione stessa degli argomenti.
  • Domande al volo. Lo spazio per le domande è ora aperto e presente dal primo minuto. Le persone che non capiscono un passaggio o si trovano davanti ad un dubbio non sono costrette ad aspettare lo spazio riservato alle domande. Possono twittare la loro domanda e, magari, se la questione è scontata per la maggior parte delle persone, ricevere la risposta direttamente dal pubblico.
  • Chiunque può partecipare. Come in un BarCamp i confini tra relatori e pubblico sono potenzialmente molto deboli. Chiunque può partecipare alla discussione in maniera attiva e propositiva.
  • Il pubblico può innovare. Dallo scambio di opinioni spesso c’è la possibilità di imparare tanto quanto dalla presentazione stessa. Talvolta capita che le intuizioni più brillanti siano l’insieme di più punti vista.
  • Non occorre essere fisicamente presenti per partecipare. Il limite fisico è presto aggirato.
  • E’ possibile entrare in contatto con altre persone. Partecipare alla discussione rappresenta un modo per rompere il ghiaccio, superare la timidezza ed entrare in contatto con nuove persone in maniera semplice ed immediata.
  • Puoi fare altro. Se il relatore è noioso è possibile seguire altre cose, non per forza futili, senza infastidire gli altri.

I vantaggi principali per il relatore

  • Verificare l’interesse. Una rapida occhiata al flusso di contenuti inerenti all’argomento o agli argomenti trattati basta per capire se l’interesse del pubblico è stato stimolato o meno.
  • Risposte dai colleghi. Colleghi ed esperti del settore possono rispondere a domande, aiutando le persone meno preparate, chiarendo dubbi, senza interrompere il discorso.
  • Feedback immediati. Non occorre più aspettare ore, o giorni, per ricevere qualche feedback. Se le persone sono rimaste colpite, positivamente o negativamente, è possibile scoprirlo facilmente.
  • Non si addormentano. :)

Come si gestisce il back-channel

Sostanzialmente definendo e comunicando in maniera chiara un #hashtag di riferimento, in modo da riuscire a filtrare agevolmente i contenuti relativi e pertinenti, e mettendo una persona a seguire gli aggiornamenti del flusso.

Un esempio molto semplice ed altrettanto efficace è stato quello del festival della creatività ’09:

[qui il pdf per chi vuole approfondire]

Riprendo l’ottimo articolo di Thomas Petersen per riproporre alcuni degli spunti che l’autore ha lanciato come critica dello scenario informativo online attuale e in particolare del Real-Time Web, concetto che solo RWW sta spingendo con forza (per lo meno da un punto di vista commerciale).

Nonostante mi sembra che alla fine l’articolo si perda un po’, ho trovato stimolanti molti dei punti di partenza del ragionamento; me li appunto anche nella speranza di aver modo di riprenderli e ragionarci meglio in futuro.

  • Le informazioni si stanno accumulando online in maniera vorticosa. I nuovi strumenti, il fenomeno degli UGC e l’allargamento della partecipazione fanno crescere il quantitativo di dati disponibili. Secondo alcuni esperti queste informazioni raddoppiano ogni 2 anni. L’illusione di restare aggiornati su tutto ciò che succede e che ci interessa diventa a tutti gli effetti un’utopia (lo era già dall’invenzione della stampa!)
  • Non ci sono strumenti efficaci per gestire la complessità delle info a cui vorremmo avere accesso, occorre procedere personalmente e con fatica. In certe fasi è facile sviluppare una sorta di ossessione da feed-
  • L’accumulo di info non è la sola cosa che aumenta esponenzialmente. Anche le interazioni si muovono ad una velocità accelerata e le conseguenze delle nostre azioni online hanno effetti anche nello spazio fisico (e viceversa); ciò porta anche cambiamenti sociali, nuovi modi di fare business e modi di intendere e riformare alcune componenti di numerosi settori.
  • Le info una volta potevano richiedere ore (se non giorni) per raggiungere il grande pubblico, ora possono impiegare pochi secondi per fare il giro del mondo. Compaiono nuovi modo per agire globalmente e all’istante.
  • Rumore di fondo e ridondanza macchiano il segnale; sono richieste nuove capacità per valutare i dati e scremare le info rilevanti.

A questi elementi aggiungerei i dati di crescita di Twitter: 50 milioni di tweets al giorno e 600 tweets al secondo sono dati su cui riflettere non poco. Interessante a tal proposito il Tweet-o-Meter con le rilevazioni dei tps (tweet per second) nelle differenti città.

Come era nell’aria da un po’ di tempo, Twitter è da qualche ora disponibile in lingua italiana.

PrintCome consuetudine ne danno annuncio sul blog attraverso un post nella nuova lingua disponibile:

Ora che le conversazioni su Twitter si arricchiscono di punti di vista sempre più diversificati a livello globale, il network di informazioni continuerà a crescere in ogni angolo e fessura del pianeta. Più eventi saranno condivisi, più conoscenza e consapevolezza si diffonderà e i milioni di persone che alimentano Twitter influenzeranno altri milioni di persone con i loro tweet.

Dopo la versione nativa in lingua inglese e la pre-esistente versione in giapponese, l’italiano segue la traduzione in spagnolo e in francese, anticipando quella in tedesco. Un primo segno della distribuzione di utenti attivi Twitter in Europa? Può darsi, nonostante le differenze di popolazione tra i vari paesi Spagna-Francia-Germania-Italia e la diffusione dello spagnolo e del francese anche al di fuori del nostro continente.

Come fatto per Spagna e Francia, anche per l’italiano è stato creato un account di riferimento: Twitter_it.

La notizia che divide la comunità di Twitter tra entusiasti e scettici, non esalterà di certo gli heavy users che per lo più non trovano ragione di cambiare lingua in un servizio così semplice.

Eppure la disponibilità del principale servizio di microblogging nella nostra lingua avrà più di un effetto immediato:

  • i media tradizionali non potranno più presentare Twitter come l’ultima meraviglia della Rete
  • molti utenti avranno meno difficoltà ad avvicinarsi ad un servizio che capiscono, non subito concettualmente ma a livello di utilizzo, dal primo momento
  • gli utenti twitter non verranno più visti come smanettoni che utilizzano il servizio all’avanguardia, ma come semplici utenti di un altro servizio.

Di certo non sarà il tipping point, ma una prima scossa nel nostro paese la versione italiana di Twitter la può dare!

Negli ultimi giorni mi è capitato di sentire tre volte la stessa domanda. Un po’ per curiosità, un po’ come questione da addetti ai lavori, diverse persone mi hanno chiesto quale ritenevo fosse la differenza tra i due tipi di pubblicazione: il tweet di Twitter e l’aggiornamento di stato, intesi come quelli di Facebook.

Domanda alla quale ho dato la prima volta una risposta tecnica, la seconda una semantica e la terza una strategico-operativa. Forse è il caso di fare il punto e trovarne una risposta che vada bene sempre, da declinare secondo le esigenze. In questo ci viene in aiuto danah boyd con un’ottima sintesi della questione.

Di base un tweet come uno status update sono brevi aggiornamenti di testo, limitati ad un numero preciso di caratteri, nei quali le persone esprimono pensieri ed opinioni.

Ci sono però degli aspetti che li differenziano tra loro.

La prima considerazione da fare è relativa alla rete di contatti alla quale si parla. Su Facebook la maggior parte degli utenti ha la percezione di dialogare con amici, vedendo nell’ambiente chiuso, una modalità di confronto tra ex compagni di scuola, colleghi ed amici più intimi. Twitter, al contrario, è di norma uno strumento aperto dove la maggior parte delle persone utilizza un profilo pubblico, nel quale non sa con precisione a chi sta parlando.

Chiaramente dipende dal modo in cui ogni utente decide di utilizzare gli strumenti e dal grafo sociale che crea. Ma l’ambiente caratterizza fortemente i comportamenti degli utenti.

Gli aggiornamenti su Facebook rappresentano un vero e proprio invito alla conversazione. La possibilità previste dal network di apprezzare con un like o di inserire facilmente un commento favoriscono modalità di interazione dirette con l’autore del post. Twitter originariamente non prevedeva modalità di conversazione e l’utilizzo di pratiche come il retweet e i replies di risposta sono stati introdotti dalla comunità di utenti. Una comunità composta, almeno nella sua fase iniziale, da blogger, smanettoni ed appassionati della Rete.

Ma la differenza più grande è costituita dalla reciprocità del rapporto. Su Facebook esiste una condizione di parità tra i contatti, del tipo io seguo te e tu segui me. Twitter invece permette di seguire/essere seguiti senza contraccambiare/essere contraccambiati. Una differenza non da poco, dal momento che determina se un contatto legge o meno le pubblicazioni di chi lo segue.

Evidenziate queste particolarità ci sono molti elementi su cui riflettere. E le conclusioni di danah boyd mi sembrano il miglior modo per chiudere senza banalizzare:

Different social media spaces have different norms. You may not be able to describe them, but you sure can feel them. Finding the space the clicks with you is often tricky, just as finding a voice in a new setting can be. This is not to say that one space is better than the other. I don’t believe that at all. But I do believe that Facebook and Twitter are actually quite culturally distinct and that trying to create features to bridge them won’t actually resolve the cultural differences. And boy is it fun to watch these spaces evolve.


liste

Pochi giorni fa Twitter ha reso disponibile a tutti gli utenti l’ultima feature implementata: le liste. Si tratta della possibilità per ogni account di creare fino a 20 liste, nelle quali raggruppare una serie di utenti a scelta. Ogni lista potrà essere privata o pubblica, in quest’ultimo caso verrà automaticamente condivisa con la comunità di utenti.

Le istruzioni per l’uso delle liste le trovate presentate ottimamente su Socialwriters. Io intendo condividere qualche riflessione sulle conseguenze di questa novità.

Per come la vedo io si tratta di una delle più grosse modifiche che il servizio ha deciso di implementare per venire incontro alle esigenze degli utenti. Twitter, lo ricordo, nasce per restare in contatto con gli amici più stretti. Al di là delle statistiche, le quali confermano che la stragrande maggioranza delle persone utilizza twitter per seguire un numero limitato di contatti (e ben al di sotto del numero di Dunbar) gli stessi Dorsey e Stone hanno recentemente riaffermato che il miglior modo per capire ed apprezzare il valore di Twitter è seguire un numero limitato di persone. Non avere migliaia di contatti e sapere ben poco di loro.

Le liste servono a riaffermare questo principio, senza escludere allo stesso tempo la possibilità di utilizzare il servizio per branding e marketing in senso lato. Non è infatti più necessario seguire tutti i contatti direttamente dalla homepage del servizio, diventa possibile organizzare i vari utenti in liste dedicate, divise per argomenti, settori o altri elementi a nostra scelta.
Nella bacheca sarà possibile avere i contatti più stretti, gli amici, i familiari e le persone “di primo livello” di cui non vogliamo perdere un singolo aggiornamento. Nelle liste gli altri contatti che riteniamo interessanti, ma che non sono prioritari nella nostra vita. Si può finalmente organizzare in maniera diversa il flusso dei tweet e ridurre la portata dei contributi a cui siamo sottoposti.

Creando o seguendo le liste adeguate è possibile seguire gli aggiornamenti per settori ed argomenti specifici. Ad esempio politica, brand, turismo, turismo2.0, istituzioni, aziende che twittano, magazine, ecc..

twitter_lists

Le aziende possono creare una lista dei dipendenti/collaboratori che twittano, così come ha proposto la stessa Twitter con la lista del suo team. In Italia è già presente il gruppo della redazione di Nova/Sole24ore mentre Current ha raccolto il suo team in una lista dedicata.
Si tratta ben più di un’alternativa al classico account twitter aziendale; diventa la possibilità di offrire una raccolta di punti vista, soggettivi, caldi, autonomi ed indipendenti (si spera!) dell’azienda, sostituendo alla voce, spesso fredda ed istituzionale, le discussioni e le riflessioni di un ufficio, ente o azienda. Per di più è possibile utilizzare il widget per le liste, per offrire questo insieme di visioni direttamente sul sito web principale.

Le aziende, come i singoli utenti, possono creare liste, sia private che pubbliche, per monitorare i contributi e le attività dei competitor in maniera semplice ed immediata.

E’ possibile creare liste geografiche, comunali o regionali per conoscere ed incontrare nuovi utenti Twitter. Un’iniziativa interessante è quella di TweetItaliani, che sta cercando di fare un censimento per regioni di tutti gli utenti della penisola.

Un’attività che mi immagino molti utenti faranno sarà quella di creare una lista di persone consigliate, di modo da suggerire ai nuovi followers una serie di contatti interessanti e magari sconosciuti.

Un’ultima riflessione sulle ricadute in termini di “influenza” delle liste. In precedenza il peso e l’influenza di ogni utente era valutato a partire dal numero di lettori, elemento che ossessionava qualche fanatico e generava comportamenti spesso discutibili. Ora con le liste non è sufficiente essere seguiti, ma occorre meritarsi degni di attenzione per guadagnarsi il posto in più liste. Negli Usa è già partita la corsa in questo senso. A mio avviso le liste NON sono il miglior modo per misurare la popolarità di un utente. Se proprio deve essere calcolato un valore occorre utilizzare altre metriche, come i replies e i reblog, che misurano l’efficacia e il coinvolgimento che i contributi attivano tra i lettori.

Altre riflessioni stimolanti e una bella discussione sui cambiamenti delle liste la trovate su socing.net.

Che io sia un grandissimo estimatore di Tumblr, non è un segreto. Ho abbracciato la piattaforma da inizio 2007 e da più di due anni mi regala grandi soddisfazioni. Negli ultimi mesi, complici gli impegni professionali, ho un po’ abbandonato le nuove features fino ad un paio di giorni fa, quando rileggendo l’ottimo Tumblr Staff, mi son rimesso piacevolmente “alla pari”.

Per chi non conosce il servizio, i ragazzi di Tumbrl hanno preparato una pagina con 21 reasons you’ll love tumbrl che sintetizza alcuni delle caratteristiche della piattaforma. Altro tumblelog molto divertente è We <3 Tumblr, dedicato ai fans del servizio.

Ma parliamo della novità di Tumblr:

I contributi esterni. Già molti tumblr selezionati avevano avuto la possibilità di provare in anteprima questa funzionalità. In sostanza, se l’autore decide di attivare l’opzione diventa possibile proporre contributi esterni (testi, foto, video, citazioni e link secondo le impostazioni dell’autore) da parte di ospiti esterni. Se l’ospite è loggato all’interno del servizio comparirà il nome nome e il suo avatar, altrimenti con una email e un nick il contributo può essere anche anonimo. Le proposte verranno parcheggiate alla voce submission della dashboard del proprietario del tumblr, che valuterà se pubblicare o meno.

Si tratta di un’opzione che apre nuovi scenari a Tumblr. Se trova poco senso nei tumblelog personali, immaginiamolo come strumento collaborativo, nell’uso didattico, per il citizen journalism. Probabilmente è più adatto alle piccole community appassionate ad un argomento molto specifico (lego, gattini, ma anche gruppi di studio o ricerche particolari), le quali non necessitano più di invitare direttamente altri utenti tumblr, come succedeva fino ad ora.

In ottica aziendale diventa molto più immediato uno spazio come quello aperto da Ikea: italiainordine.it. Immaginiamo di voler coinvolgere le persone attorno ad un determinato tema, domandando contenuti esterni. Mi sembra un’ottima soluzione.

submit

I photoset. Prima era possibile caricare una sola foto alla volta. In alternativa si creava un post appoggiando le immagini in un altro spazio. Ora è possibile caricare più foto contemporaneamente che verranno mostrate all’interno di un player flash. Un esempio del risultato lo trovate qui.

photoset

Endless Dashboard scrolling. E’ lo scorrimento della pagina una volta arrivati in fondo. Nulla di sconvolgente: serve a dare continuità al flusso e si adatta al trend di altri servizi. Anche questa è un’opzione e si attiva dalla pagina Preferences.

Nuova applicazione per iPhone. Pare sia fighissima :-)

Condivisione dei Like. Altra opzione disponibile dalla pagina Preferences. Permette di condividere i like, che in precedenza erano relegati dentro la dashboard dell’autore. La pagina con i like si trova all’indirizzo http://www.tumblr.com/liked/by/*nometumbrl*

liked

Nuova Tumblr directory. La directory è stata reimpostata alla grande, diventa possibile assegnare 3 tag al proprio tumblr e navigare per nazionalità, tra cui la directory italiana. Ai può navigare l’universo dei tumblr per tag, con i vari tumblelog organizzati per popolarità.

Scopriamo che l’Italia è il 9° paese per diffusione con una tumblarity – vale a dire la popolarità dei tumblr – di 73,288. Numero impietoso nel confronto con gli Usa dove la piattaforma è sempre più diffusa e usata. Perde di significato la directory che avevo creato nel 2007 sulla base delle segnalazioni degli utenti e che aggiornavo sempre con meno frequenza. Uno sguardo alla directory italiana permette di apprezzare le attività e le pubblicazioni made in Italy.

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La Tumblarity. Serve a misurare l’attività e la popolarità di un tumblr. Molti la vedono come una classifica sulla base del fatto che i tumblelog vengono ordinati per il successo della loro attività. Sarà che di classifiche ne ho le scatole piene, ma preferisco vederlo come un indice di gradimento.

Sembra quindi che i ragazzi di Tumblr si sono dati da fare negli ultimi mesi. Sinceramente ho gradito le nuove features e il fatto che la maggior parte rimangano opzionali, non modificando le abitudini di chi usa Tumblr in maniera semplice e personale. Ma offrendo anche nuovi elementi e potenzialità ad una piattaforma che sta continuando a cambiare il modo di essere in Rete.

Quello che è diventato Twitter per la crisi in Iran ha dell’incredibile.

Più volte il microblogging, così come i social network ed altri spazi della Rete, hanno aiutato, agevolato e comunicato rivolte o informazioni sensibili eludendo le censure nazionali. Ma vedere il leader della (presunta) opposizione iraniana Mousavi attraverso il suo account Twitter chiedere di non bloccare il servizio per la manutenzione programmata, rimarrà nella storia di Internet.

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Come segnala Massimo Russo, l’appello è stato giustamente accolto dai gestori di Twitter, che hanno spostato la manutenzione in un orario più tranquillo per l’Iran:

A critical network upgrade must be performed to ensure continued operation of Twitter. In coordination with Twitter, our network host had planned this upgrade for tonight. However, our network partners at NTT America recognize the role Twitter is currently playing as an important communication tool in Iran. Tonight’s planned maintenance has been rescheduled to tomorrow between 2-3p PST (1:30a in Iran).

E mentre sono sempre più evidenti i segni della censura su FriendFeed, Mantellini rilancia i consigli di Cory Doctorow. Non so quanto siano realmente efficaci, ma mi sembra un piccolo gesto di solidarietà verso i giovani iraniani e contro la censura.

Su Boing Boing Cory Doctorow lancia cinque regole da osservare per aiutare i manifestanti che in Iran usano Twitter per comunicare tra loro e scambiarsi informazioni.

1. Non rendere pubblico il tuo indirizzo ip su Twitter, soprattutto non mentre usi l’hashtag #iranelection. Le forze di sicurezza stanno monitorando gli account che usano quell’hashtag e una volta individuato l’ip corrispondente, lo bloccano in Iran.

2. Gli unici hashtag da usare sono #iranelection e #gr88: gli altri finirebbero per diluire il flusso dei messaggi.

3. Occhi aperti! Le forze di sicurezza stanno usando degli account di Twitter per diffondere notizie false. Non far circolare informazioni senza prima averle verificate con fonti affidabili. Non è complicato trovare delle fonti affidabili.

4. Aiuta i blogger iraniani a nascondersi tra gli altri: cambia le tue impostazioni e il tuo fuso orario come se scrivessi da Teheran. Le forze di sicurezza danno la caccia agli utenti cercandoli secondo la loro posizione. Se tutti diventiamo “iraniani”, trovare i veri iraniani sarà molto più complicato.

5. Non far saltare la loro copertura! Se trovi una fonte affidabile e sicura, non pubblicizzare il suo nome o il posto da cui scrive. Queste persone sono in grave pericolo. Diffondi le informazioni con discrezione, ma non far sì che possano essere rintracciati dalle forze di sicurezza.

(via Internazionale)

Twitter ha già raggiunto il Tipping Point!?

Negli States da almeno un paio di mesi è esplosa la febbre da Twitter. Sospinto da politici, attori, personaggi dello sport ed altre celebrità, non esiste giorno che i media classici non gareggino per presentare le notizie più assurde di quello che è diventato la nuova macarena digitale.

Una situazione abbastanza analoga a quella avuta nel nostro paese con il fenomeno Facebook, la cui sovraesposizione mediatica  è stata opportunamente ridimensionata dopo il periodo caldo. E’ normale, considerato il gioco delle parti. Non fanno eccezione i media statunitensi che enfatizzano gli aspetti più variopinti e folcloristici. La normale conseguenza è che qualsiasi presenza, più o meno ragionata e consapevole da parte di aziende, brand e persone viene risaltata e basta per ottenere una notevole visibilità.

In altre parole you’re no one if you’re not on Twitter. Non a caso non è il servizio a guadagnare direttamente o indirettamente, ma le celebrità che vedono l’enorme opportunità in termini di visibilità e reputazione.

Un esempio? Ashton Kutcher, nel nostro paese famoso solo come marito di Demi Moore, ha uno degli account più popolari e in crescita in questo momento. E, come si può vedere nella foto, sono molte le modalità e risorse utilizzate nella promozione.

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Consideriamo che, come sostiene Owyang, anche per un servizio semplice ed immediato come Twitter, l’attenzione mainstream è ben differente dall’uso mainstream. Da una parte abbiamo i numeri del servizio che, in confronto ad altri social network, la dicono lunga sugli utenti reali. Dall’altra il tasso di crescita a tre cifre, capace di rimescolare le carte nel medio/lungo periodo.

Sono dati e numeri da prendere con le dovute cautele, se è vero che Oprah Winfrey, la regina dei talk show usa, con una puntata del talk show dedicato al servizio di microblogging, ha fatto registrare un aumento di visitatori del 43% in una settimana.

L’Italia vive questa situazione di riflesso, seguendo con confuso interesse, ciò che avviene oltre oceano. Se giornali e riviste riportano dettagliatamente le news americane, c’è davvero poco interesse per ciò che avviene nel nostro paese. L’azienda di Cagliari Abbeynet lancia due prodotti come Tweefind e Tweefight e in Italia, Nova a parte, vengono ignorati.

Sono necessari personaggi e celebrità nazionali, amati e molto popolari come possono essere Maria De Filippi o Fiorello per attirare l’attenzione dei media tradizionali?

Circa un anno fa, su questo blog, si discuteva se Twitter fosse pronto per il grande pubblico. La metafora della macchina del caffè rimane attuale, cambiano i protagonisti delle conversazioni. Blogger ed early adopters, abituati a strumenti di conversazione più comodi, cambiano ambiente, o scelgono di dare una seconda vita ai loro tweet. Rimangono i fans, nel senso vero della parola, che trovano uno spazio per restare incollati ai loro idoli ed entrare in contatto con altri fan.

Lo scenario tracciato da Owyang appare quindi verosimile:

  • Mainstream media and celebrities to flood Twitter
  • Most media and celebrities will use as a broadcast tool
  • Empowered, celebrities will fend off tabloids
  • Increase in brands listening then they’ll join Twitter
  • Users get new experience with mainstream –yet many will revolt
  • The geek ‘A-List’ early adopters seek a new stage
  • Celebrities will monetize faster than Twitter themselves…
  • …Yet expect Twitter to monetize brands, media and celebrities
  • More Hay and less Needles

Così come appaiono sacrosanti i punti evidenziati da Dave Winer.

Quindi, Twitter ha già raggiunto il Tipping Point!?

Update: Brian Solis propone il termine statusfera per indicare il nuovo ecosistema che si sta creando: un ambiente per condividere, scoprire e pubblicare aggiornamenti sotto forma di micro-contenuti, capaci di alimentare i servizi di social network attraverso il loro effetto virale.

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