In questo momento professionalmente frenetico avrei voluto scrivere in maniera più intensa e costante dei cambiamenti dell’universo del microblogging, di certo gli spunti, anche attuali, non mancano. Purtroppo però il tempo è quello che è e spesso mi ritrovo con molte idee ed appunti incompiuti.
Fortunatamente si sta sviluppando, grazie anche alla stratosferica crescita di Twitter negli Usa, una sorta di letteratura online sulla materia, che offre interpretazioni particolari, approfondimenti e più raramente vedute d’insieme.
Melanie McBride è una web consultant canadese, che accanto al blog tradizionale, ha aperto uno spazio su Posterous, chiamato beyond140’s. Come sostiene l’autrice “a place to extend my Twitter-specific conversations and topics that exceed 140 characters”
Le sue ultime considerazioni su numero di Dunbar, capitale sociale e Twitter mi hanno colpito.
“Il numero di Dunbar è un limite teorico al numero di persone con le quali si possono mantenere dei rapporti sociali stabili. Si tratta di rapporti in cui un individuo sa chi è l’altra persona e come questa si relaziona agli altri. I fautori di questa teoria affermano che più i numeri sono grandi e più richiedono norme ristrette, leggi e normative vigenti per mantenere un gruppo stabile e coeso. Non è stato mai proposto un valore definito per il numero di Dunbar, ma si è soliti pensare si avvicini a 150.” – Numero di Dunbar, via Wikipedia
Ho letto alcune cose interessanti di recente su come il numero di Dunbar si applica ai siti di social networking. In sostanza, il numero si rompe in questo modo per i profili di social networking (via Read Write Web):
“According to Cameron Marlow, Facebook’s “in-house sociologist,” that number is four if you are male and six if you are female. As the Economist reports this morning, Marlow’s research indicates that the average Facebook user has a network of about 120 friends, but only has two-way conversations with a very small subset of these ‘friends. Interestingly, even for those users who have a far larger number of friends (500+), those numbers barely grow (ten for men and sixteen for women). “
Mentre la valutazione di Marlow si riferisce direttamente a Facebook, che è abbastanza differente da Twitter, la conclusione generale è interessante. Vale a dire, che ci sono tante persone con le quali si può ragionare ed impegnarsi sfruttando le capacità dei SO umani e il quantitativo di RAM disponibile.

Il capitale sociale
Questo mi porta a chiedere, come hanno fatto già altri, perché stiamo seguendo così tante persone nei servizi come Twitter, quando in realtà la nostra attenzione è così limitata. La ricercatrice sociale Maria Hodder cita l’esempio che segue (in un commento dal mio post):
“L’altro giorno una donna si è arrabbiata con me su Twitter perché non contraccambiavo le richieste di tutti coloro che mi seguono. Lei segue 6.000 persone ed ho affermato che non c’é alcun modo con cui lei avrebbe potuto leggere tutte quelle persone tutto il tempo. Io preferisco un elenco di persone che posso effettivamente seguire. In altre parole, abbiamo tutti il nostro modo di fare, e mentre la gente può esprimere il proprio giudizio, io non ho espresso la mia idea, ossia che coloro che lei segue si fanno la falsa aspettativa di essere letti.”
Come sottolinea Maria, non intendo seguire 6.000 persone, avviando con loro un tipo di relazione basata su fugaci reply @, che possono funzionare solo come un simbolo di capitale sociale per coloro che utilizzano il micro-stato come connessione con figure dall’alto profilo on-line (come tanti di questi esperti di SEO-sociale suggeriscono di fare per i nuovi arrivati …). Maria, come me, vuole utilizzare questo strumento per restare in stretto contatto con pochi, piuttosto che come gioco per il capitale sociale.
Un paio di altre cose mi hanno colpito del commento di Maria. In primo luogo, il fatto che in molti avrebbero ammonito il suo comportamento e la sua scelta di non contraccambiare i nuovi contatti e in secondo luogo, che questa persona aveva voglia di raccontare la teoria sociale del suo atteggiamento. Entrare in contatto con una persona senza una conoscenza precedente, sociale, storica, di contesto o di altro tipo è solo una parte del problema legato all’impulsività di ottenere seguito nei servizi di social network. Molte persone, ad esempio, aggiungono rapidamente chiunque con un alto profilo per il solo motivo che queste persone hanno un alto profilo – senza condividere – anche a livello più superficiale – idee o azioni.
Vedo migliaia di persone che seguono, per esempio, Danah Boyd – molti delle quali non hanno probabilmente letto così tanto dal suo blog o dai suoi documenti di ricerca. Ironia della sorte, Danah posta molto raramente su Twitter (ma sopratutto se lei non parla del suo lavoro, perché seguirla?). Il motivo personale per cui ho seguito Danah è come gesto simbolico del mio rispetto per il suo lavoro, che ho letto e che mi appassiona dal 2003.
Questo approccio mentale sembra essere basato su una sola cosa: un gioco di capitale sociale, non una vera e propria connessione nè tanto più una “relazione”.
La mia (Twitter) identità: Voglia di scoprire (o inventare)
Non possiamo aspettarci che ogni nuova connessione in un attimo vada sul nostro sito web a leggere la nostra pagina di presentazione è un punto in cui sto tentando di arrivare. Che alcune persone sono disposte a collegarsi tra loro senza il minimo sforzo e senza un momento di investimento rende veramente discutibile l’ espressione “connessione”. Se stai comunicando con una persona di giorno in giorno, senza una benché minima esplorazione della sua identità (anche una visita al sito) probabilmente ti stai connettendo con un’*idea* e non con una persona. Un personaggio immaginario costruito dalla nostra mente. Il risultato, in questo contesto, è altamente problematico. Soprattutto quando la gente inizia ad affermare di “conoscere” qualcuno sulla base di questo rapporto. Possiamo certamente “conoscere” qualcuno, ma attraverso degli sforzi effettivi da parte di entrambe le parti. Così arriviamo alla mia ultima riflessione.
Il segnale sociale
Ogni volta che mi connetto a nuove persone e aggiungo nuove persone alla mia rete basata in gran parte sulla promessa di un senso di condivisione o comunanza d’interessi, vedo anche progressivamente diminuire l’opportunità di entrare in empatia con queste persone, con ogni nuovo contatto che aggiungo. Mentre certamente aumenta la “varietà” dei tweet che leggo, si crea sempre più distanza tra me e la manciata di persone i cui tweet posso seguire più di una semplice espressione estemporanea. Invece, ho solo un fugace aggiornamento sul radar sociale di ogni persona con cui sono venuta in contatto attraverso il servizio. Poiché con l’aumentare dei messaggi, aumenta anche il rumore. Immaginatevi una festa gigante in cui riusciamo a catturare solo frammenti di conversazioni, decontestualizzati da chi li ha proposti e dal filo del discorso.
Sto ancora lottando con la questione del numero di persone che possa avere un senso seguire. Per ora, sto scoprendo che delle 300 persone che seguo, solo una manciata posta con una certa regolarità. Così il numero di Dunbar è influenzato anche – e molto – con le metriche di partecipazione. Posso tranquillamente dire che non sto raggiungendo il numero velocemente. Ma è probabile che prenderò una decisione nel momento in cui non riesco più a tenere il passo e ne scriverò, quando accadrà.
Questa è la mia conclusione, in questo momento. Non la vedo come una posizione permanente e ho voglia di metterla alla prova e rafforzarla, considerato anche che la prospettiva può cambiare nel tempo. E sono pronta e interessata allo sviluppo di queste idee con l’aiuto e la conoscenza degli altri – magari impegnati in questioni simili.
[Il pezzo originale]
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