Microblogging.it
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Archivio della categoria Indiscrezioni

Ancora poche ore e scoprirà le carte Parlaa.com, la nuova piattaforma di microblogging made in Italy.

Grazie alla disponibilità dei responsabili del servizio, ho avuto modo di provare in anteprima Parlaa.com e scoprirne le funzionalità. L’interfaccia è abbastanza semplice ed immediata, sebbene sia già possibile condividere non solo brevi testi, ma anche immagini, video e link. Per certi versi ricorda l’altro italiano Meemi.

L’intenzione del team è quella di creare un mix tra Facebook e Twitter.

parlaacom-_-cosa-stai-facendo-_-piattaforma-micro-blogging-italiana

Nel frattempo per i più curiosi ed impazienti è possibile vedere, nel video che hanno preparato, alcune delle features di questo nuovo prodotto.

L’amico Capobecchino mi ha invitato a provare la prossima versione di Meemi, ottimo servizio di microblogging made in Italy. Stanno infatti lavorando ad una versione rinnovata, che prevede:

- Nuova grafica
- Nuovo layout
- Nuova riorganizzazione dei menù
- Autocompletamento con gli screen name nella sezione Privata
- Thread privati
- Ricerca di un utente / località
- Compleanni
- Visualizzazione in thread / stream
- Impostazione dei canali direttamente dal testo come in twitter (#canale)
- Cloud totale e giornaliera per un utente ed i suoi amici
- Calendario personale e condiviso con i propri amici

A questo punto non ci resta che aspettare due settimane per il lancio ufficiale! :-)

meemicom-_-all-noise-around-you

L’interesse per il microblogging è più alto che mai. Lo conferma un’interessante ricerca Forrester dal titolo significativo: Microblogging for Marketers.

I dati della ricerca registrano che il 6% degli adulti americani online usa Twitter regolarmente. Considerando 147 milioni la popolazione adulta siamo sull’ordine degli 8 milioni di utenti. Solo in America.

Twitter down

Nel blog di Peter Kim, analista che ha curato la ricerca, si accende una vivace discussione.

E’ Robert Scoble ad insorgere per primo, confermando che il numero è esagerato. Afferma che non c’è alcuna possibilità che il 6% degli abitanti degli Usa utilizzi Twitter. Le sue fonti riportano un numero vicino al mezzo milione ed una diffusione prevalente al di fuori degli Stati Uniti.

Il numero sembra confermato da TwitDir, che ha dalla sua 518.000 Twitters, considerando anche gli account abbandonati e chi ne ha creato più di uno.

Altro punto critico è il concetto di regolarità. Quali sono gli elementi per considerare un uso regolare dello strumento di microblogging?

Gli analisti che hanno seguito la ricerca sono chiamati a motivare i dati e la metodologia di ricerca.

Peter Kim prova a spostare l’attenzione sul contenuto dell’analisi, affermando che i dati sono relativamente importanti. E’ Cynthia Pflaum, analista che ha collaborato al progetto, a fare una considerazione importante: “If you look at the breakout of our data, you’ll see that only 1% (and yes, that is rounded) use Twitter at least daily; 2% at least weekly; 3% at least monthly; and, 6% have used it all together.”

Possono quindi essere considerate anche le persone che hanno visto Twitter? (magari come widget su un blog)

Cambia l’interpretazione, ma i numeri rimangono comunque alti.

L’ultima acquisizione di Google è stata la notizia della settimana: Jaiku, uno dei migliori servizi web di instant presence e presence aggregator presenti in Rete è stato rilevato dalla società di Brin e Page.
Non ci sono ancora indiscrezioni sulla somma pagata ai giovani Engeström e Petteri per la loro creatura – che sarà interessante conoscere anche alla luce dei numerosi account aperti e di fatto inutilizzati – ma sembra che tutti i 7 sviluppatori siano in procinto di trasferirsi in America.

C’è chi vuole Jaiku come base per la futura piattaforma di lifestreaming e chi come elemento del pacchetto anti-Facebook che Google sta perfezionando.

Di fatto Manfrys fa notare che ora i post sono indicizzati dal motore molto più rapidamente.

Un’ultima indiscrezione, non ancora passata attraverso i canali ufficiali, racconta di Nokia furiosa per lo “scippo” di Google.
Non è un segreto che l’aziende finlandese stia cercando di ampliare il suo business come internet company e nei suoi piani c’era l’acquisizione di Jaiku solo dopo quella di Twitter da parte di Big G (presumibilmente nella prospettiva di pagare meno).

Il servizio creato da Engeström per le sue caratteristiche, i canali e l’applicazione client già pronta, sembrava essere ideale per il colosso della telefonia Finlandese.

Chissà se questo incidente potrà in qualche modo influire sulle prossime strategie per il mobile delle due società.

  
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