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Archivio della categoria Recensioni

liste

Pochi giorni fa Twitter ha reso disponibile a tutti gli utenti l’ultima feature implementata: le liste. Si tratta della possibilità per ogni account di creare fino a 20 liste, nelle quali raggruppare una serie di utenti a scelta. Ogni lista potrà essere privata o pubblica, in quest’ultimo caso verrà automaticamente condivisa con la comunità di utenti.

Le istruzioni per l’uso delle liste le trovate presentate ottimamente su Socialwriters. Io intendo condividere qualche riflessione sulle conseguenze di questa novità.

Per come la vedo io si tratta di una delle più grosse modifiche che il servizio ha deciso di implementare per venire incontro alle esigenze degli utenti. Twitter, lo ricordo, nasce per restare in contatto con gli amici più stretti. Al di là delle statistiche, le quali confermano che la stragrande maggioranza delle persone utilizza twitter per seguire un numero limitato di contatti (e ben al di sotto del numero di Dunbar) gli stessi Dorsey e Stone hanno recentemente riaffermato che il miglior modo per capire ed apprezzare il valore di Twitter è seguire un numero limitato di persone. Non avere migliaia di contatti e sapere ben poco di loro.

Le liste servono a riaffermare questo principio, senza escludere allo stesso tempo la possibilità di utilizzare il servizio per branding e marketing in senso lato. Non è infatti più necessario seguire tutti i contatti direttamente dalla homepage del servizio, diventa possibile organizzare i vari utenti in liste dedicate, divise per argomenti, settori o altri elementi a nostra scelta.
Nella bacheca sarà possibile avere i contatti più stretti, gli amici, i familiari e le persone “di primo livello” di cui non vogliamo perdere un singolo aggiornamento. Nelle liste gli altri contatti che riteniamo interessanti, ma che non sono prioritari nella nostra vita. Si può finalmente organizzare in maniera diversa il flusso dei tweet e ridurre la portata dei contributi a cui siamo sottoposti.

Creando o seguendo le liste adeguate è possibile seguire gli aggiornamenti per settori ed argomenti specifici. Ad esempio politica, brand, turismo, turismo2.0, istituzioni, aziende che twittano, magazine, ecc..

twitter_lists

Le aziende possono creare una lista dei dipendenti/collaboratori che twittano, così come ha proposto la stessa Twitter con la lista del suo team. In Italia è già presente il gruppo della redazione di Nova/Sole24ore mentre Current ha raccolto il suo team in una lista dedicata.
Si tratta ben più di un’alternativa al classico account twitter aziendale; diventa la possibilità di offrire una raccolta di punti vista, soggettivi, caldi, autonomi ed indipendenti (si spera!) dell’azienda, sostituendo alla voce, spesso fredda ed istituzionale, le discussioni e le riflessioni di un ufficio, ente o azienda. Per di più è possibile utilizzare il widget per le liste, per offrire questo insieme di visioni direttamente sul sito web principale.

Le aziende, come i singoli utenti, possono creare liste, sia private che pubbliche, per monitorare i contributi e le attività dei competitor in maniera semplice ed immediata.

E’ possibile creare liste geografiche, comunali o regionali per conoscere ed incontrare nuovi utenti Twitter. Un’iniziativa interessante è quella di TweetItaliani, che sta cercando di fare un censimento per regioni di tutti gli utenti della penisola.

Un’attività che mi immagino molti utenti faranno sarà quella di creare una lista di persone consigliate, di modo da suggerire ai nuovi followers una serie di contatti interessanti e magari sconosciuti.

Un’ultima riflessione sulle ricadute in termini di “influenza” delle liste. In precedenza il peso e l’influenza di ogni utente era valutato a partire dal numero di lettori, elemento che ossessionava qualche fanatico e generava comportamenti spesso discutibili. Ora con le liste non è sufficiente essere seguiti, ma occorre meritarsi degni di attenzione per guadagnarsi il posto in più liste. Negli Usa è già partita la corsa in questo senso. A mio avviso le liste NON sono il miglior modo per misurare la popolarità di un utente. Se proprio deve essere calcolato un valore occorre utilizzare altre metriche, come i replies e i reblog, che misurano l’efficacia e il coinvolgimento che i contributi attivano tra i lettori.

Altre riflessioni stimolanti e una bella discussione sui cambiamenti delle liste la trovate su socing.net.

Nei giorni scorsi Google ha presentato il suo nuovo servizio destinato ai device mobili, cellulari e smartphone in particolare: Latitude, funzionalità che si integra con Google Maps e Gmail, presentando la propria posizione e quella dei propri contatti attraverso la rete di telefonia mobile.

E’ sbagliato parlare di Latitude come un servizio a sè, si tratta infatti “solo” di una nuova funzionalità di Google Maps: la strategia di Big G. non è quella di creare un ulteriore social network (cosa che escludendo il brasilianizzato Orkut sembra non essere prioritario) quanto di aggiungere l’elemento location ai suoi servizi, sfruttando in pieno l’utilizzo mobile.

Se G decide, com’è auspicabile e in linea con la sua filosofia, di non limitare Latitude ai propri servizi e renderlo disponibile alla Rete, la location diventerà finalmente nel giro di qualche anno una vera e propria commodity.

D’altra parte Google avrà a disposizione uno strumento semplice da offrire gratuitamente ai vari social network. Questi servizi si ritrovano la popolarità e i dati di Latitude, oltre che una funzionalità che (immagino) sempre più persone, se ci sarà chiarezza nei piani tariffari mobile, vorranno utilizzare. In cambio offrono una porta d’accesso a Google nei loro spazi. Un vero e proprio cavallo di Troia, ma dichiarato. Voi che fareste? Rinunciare alla proposta o prendere facendo buon viso a cattivo gioco?

Possiamo solo immaginare quanti nuovi servizi potrebbero nascere a partire da Latitude, in primis quelli legati alla sicurezza personale e alle community per adulti (chi ha detto mobile dating? :-) )

A primo impatto Latitude mi ricorda molto Nokia Friend View. Chiaramente Google ha pensato di offrire questa funzionalità sulla maggior parte dei telefoni attualmente in circolazione (inspiegabilmente iPhone ed iPod rimangono esclusi al momento) con un prodotto gratuito, semplice ed immediato e che non necessita GPS.

Ma perché avendo Dodgeball e Jaiku in casa, due prodotti molto promettenti e sempre apprezzati da queste parti, Google decide di puntare su Latitude?

Quello che è certo è che Engestrom e il team finlandese di Jaiku hanno partecipato allo sviluppo di Latitude. E in parte il fatto giustifica la loro presenza a Mountain View, dal momento che il servizio di microblogging/lifestream non abbia subito grandi evoluzioni.

Le critiche sollevate dai blogger nostrani a proposito dei problemi di privacy mi sembrano eccessive. Maliziosamente mi verrebbe da chiedere quanti di loro hanno provato questa funzionalità prima di scrivere. Ad ogni modo consiglio la lettura del pezzo su Information Week, che affronta la questione da un punto di vista corretto.

Le impostazioni di privacy mi sembrano quanto di più chiaro possibile: si può decidere di mostrare la propria posizione in maniera automatica, per gli onesti e gli esibizionisti, manuale, per i bugiardi (scrivo Las Vegas dall’alimentari sotto casa!) o impostare la modalità nascosta, per i lurker e i paranoici. L’unico rischio reale, su cui si è mossa anche Privacy International, è quello di un utilizzo non consapevole, per il quale mi sembra che Google stia prendendo provvedimenti.

Un’ultima nota: ricordate quando si parlava di location aware advertising? Su Internet PR degli interessanti suggerimenti su come prepararsi a fare Geo Marketing.

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Raramente da queste parti si presentano nuovi servizi. Oggi però voglio fare un’eccezione, dedicando del tempo per presentare quello che mi sembra, assieme a SweetCron, la migliore soluzione attuale per il lifestream.

L’eccezione si chiama Kakuteru, buffo nome per un servizio web-based creato dal giovane sviluppatore olandese Dominiek Ter Heide, che, stanco della piattaforma Mephisto, ha deciso di creare da sè un eccellente framework per blogging e lifestreaming.

Ma cos’ha di tanto speciale?

  • Utilizza FriendFeed per l’importazione di tutti i dati del nostro flusso. In sostanza, dopo aver creato il nostro nuovo spazio, non dovremo inserire ogni servizio web che compone il nostro flusso. Basterà indicare il nostro account FF per trovare ogni servizio associato e scegliere quale tra questi importare su Kakuteru. Occorre quindi avere un account FF (cosa che si fa in 3 minuti).
  • Permette di creare manualmente un elemento del lifestream. I post tradizionali possono essere creati utilizzando textile, markdown o HTML.
  • Utilizza Disqus per i commenti ad ogni elemento del flusso.
  • Attraverso Zemanta implementa un sistema automatico di tagging. Sia per gli elementi importati (tweet ad esempio) che per i post classici, non dovremo aggiungere manualmente i tag, ma sarà il sistema ad inserire automaticamente quelli suggeriti da Zemanta (e a vedere il commento del CEO ho l’impressione che anche quelli di Zemanta siano stati colpiti dalla cosa!)
  • E’ conforme agli standard web, tra cui Microformats e Nanoformats
  • Effettua il ping automatico a Technorati e ad altri aggregatori blog.
  • Presenta delle statistiche di utilizzo dei servizi divise per giorni della settimana ed indica la nostra attività durante la giornata.

Inoltre si tratta di un prodotto OpenSource (qua il codice) e in forte sviluppo.

Come al solito utilizzando questo tipo di servizi ho l’impressione che si tratti più di una soluzione per me, che non per gli utenti; ad un nuovo eventuale lettore consiglierei di iscriversi al mio stream su FriendFeed dove l’interazione è maggiore.

Tuttavia si tratta di un’ottima piattaforma per il lifestream: mi piace la scelta di appoggiarsi a FriendFeed, riducendo di molto il lavoro di predisposizione iniziale. Apprezzo al pari di SweetCron (a cui si ispira) la natura OpenSource. Inoltre gli elementi sematici di autotagging mi sembra funzionare complessivamente bene.

Al momento il servizio è molto carente dal punto di vista del design. E l’autore, conscio del fatto che temi e design in generale sono un elemento fondamentale del successo di ogni nuovo prodotto web, ha lanciato una sfida originale che a mio avviso rappresenta una ghiotta opportunità per i web designer: win 5% ownership of Kakuteru.com by making a kick-ass design:

Right now Kakuteru.com is very young and hasn’t incorporated yet. Also, it is a part-time endeavor by me – Dominiek ter Heide. However, if things go well, Kakuteru could grow to be something big. 5% ownership for making a theme doesn’t sound that bad does it? :] Hopefully, you can combine it with making a theme for your own lifestreamer (issekinichou). 5% is a loose definition (what about voice, contract etc?), in general we are looking for people that want to improve lifestreaming and would be interested in taking Kakuteru to the next level.

Kakuteru è attualmente in beta chiusa. Il mio consiglio, se volete provare il servizio è non tanto quello di registrarsi sul sito, quanto di seguire l’account Twitter @mykakuteru. Da quanto ho avuto modo di vedere gli inviti viaggiano più velocemente sul microblogging ;-)

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Scrissi diverso tempo fa (qui e qui) come Nokia si lasciò sfuggire un ottimo prodotto, per di più fatto quasi in casa e la conseguente possibilità di affermarsi tra i servizi per i terminali attraverso la “funzionalità” del microblogging. L’anno scorso il microblogging era una pratica fresca e per certi versi inesplorata, ma l’opportunità era ghiotta; ufficiosamente uscirono anche voci di alcuni manager finlandesi furiosi per lo scippo da parte di Google, che soffiò Jaiku con un’azione rapida ed inaspettata. Altri tempi. E mentre Twitter oggigiorno sta raggiungendo risultati imprevisti dagli stessi fondatori, Jaiku giace tra gli uffici di Mountain View senza dare evidenti segnali di evoluzione.

Ad ogni modo Nokia sembra essersi impegnata a partorire un servizio nuovo, sebbene non si tratti di nulla di realmente innovativo. Tramite i beta labs è disponibile da qualche giorno Friend View:

Nokia Friend View is a location and micro-blogging service that helps you stay in touch with your close friends. It let’s you share where you are and how you feel from home, work, or on the go. With Friend View it is easy to meet up at only a moment’s notice.

Si tratta di un servizio di microblogging location-aware, ossia capace di riconoscere la propria posizione, attraverso le coordinate geografiche e quindi utilizzarle come dato. Ne avevo parlato a Gennaio. Sebbene Friend View sia utilizzabile sia da pc che da terminale Nokia, il suo utilizzo è stato studiato per i cellulari, con i quali la posizione specifica rappresenta un elemento realmente utile, in grado di offrire nuove e significative funzionalità.

Diventa possibile sapere quando un amico o un contatto entra in una posizione prossima alla zona in cui ci troviamo, vedere i suoi spostamenti in una mappa, oltre ad integrare queste funzionalità con gli usi più semplici e classici del microblogging. L’idea alla base è grandiosa: immaginiamo di poter sapere quando un amico si trova sul treno con noi senza disturbarlo. O di ascoltare i “pensieri” delle persone attorno a noi per scorprire opinini, interessi e passioni in comune.

Dopo averlo provato (senza Gps) penso di poter affermare che si tratta più di un significativo passo di Nokia all’interno di questo settore che non una reale alternativa ai servizi esistenti. Premettendo che si tratta di un prodotto in beta (quindi non in versione definitiva) continuo di gran lunga a preferire Brightkite. Sia a livello di interfaccia che di funzionalità la startup di Denver la vince alla grande (e non mi riferisco alla recente applicazione per iPhone che è veramente ben fatta).

Oltre al problema di case-sensitive (per cui come se non fosse abbastanza scomodo digitare con il tastierino e il T9 il nome va digitato con le iniziali maiuscole) esiste un potenziale problema di privacy. A mio avviso uno dei punti dolenti di molti tra questo tipo di servizi è il considerare i contatti di un’unica natura. Raggruppare nello stesso gruppo amici, colleghi e familiari, ad esempio, trancia in un attimo i differenti legami e livelli di confidenza. Come nella vita di tutti i giorni, anche online esistono informazioni che vorrei condividere con gli amici, ma non con i colleghi. Così come novità che i familiari non dovrebbero sapere attraverso un “messaggino”. Capisco che è un lavoro impegnativo, ma ricreare per quanto possibile la complessità della realtà rendendola intuitiva (facile a dirsi, eh?) è un presupposto indispensabile di chi sviluppa un servizio.

Trovo però che la cosa più buffa sia per Nokia uscire a Novembre 2009 con un prodotto che poteva sviluppare almeno un anno prima.
Friend View non è altro che un confuso Jaiku con in più l’elemento location. Quasi a significare che a volte basta guardare fuori dalla finestra per vedere nuove opportunità.

Se un colosso come Nokia intende essere parte della scena ed affermarsi come player non solo per l’hardware, ma anche per il sofware ed i servizi su mobile, deve spingersi ben oltre. Deve cercare di realizzare idee nuove, non vecchie idee presentate con una nuova confezione. E fate attenzione, non sto parlando solo di design del telefono (per quanto rappresenti un elemento fondamentale in particolare nel nostro paese) o di interfacce. Ma di servizi o funzionalità sviluppate a partire dai comportamenti di comunicazione emergenti su mobile. Non è un caso che Apple assieme a Rim stiano crescendo dietro Symbian per la vendita di smartphone. E che Google sia pronta a lanciare la sua offensiva.

Vi lascio al simpatico Stefan che illustra Nokia Friend View:

Dalla progressiva diffusione di Twitter, fu subito evidente come strumenti di microblogging più e meno semplici racchiudevano un enorme potenziale per l’insegnamento e la didattica in generale. Un ottimo lavoro in tal senso è quello realizzato qualche tempo fa da un’insegnante rumena, Gabriela Grosseck, disponibile come presentazione su Slideshare – Can we use Twitter for educational activities? – e come documento completo su Scribd.

Ad oggi però si trattava di utilizzare servizi esistenti, adattandoli all’esigenza dell’insegnamento. In altre parole mancava un servizio dedicato, in grado di venire incontro ad esigenze e caratteristiche particolari.

Edmodo era, fino a qualche tempo fa, in fase di alpha testing. Ora è disponibile in versione stabile e definitiva. Di cosa si tratta:

Edmodo is a private microblogging platform that teachers and students can use to send notes, links, files, alerts, assignments, and events to each other. Teachers also have the ability to mark any post from their classes as public to share with the outside world. You can also create private groups for you and your colleagues to collaborate. It’s free & simple to use!

Il servizio offre la possibilità, a studenti ed insegnanti, di condividere note, link e file. I docenti possono anche inviare alert, assegnare compiti e condividere eventi con gli alunni. Chiaramente è possibile creare gruppi, anche privati, per raccogliere una classe, invitando gli studenti attraverso un codice.

Una presentazione video del servizio, in lingua inglese ma di facile comprensione, illustra le principali caratteristiche:

Si tratta di un servizio interessante, rivolto ad un pubblico molto specifico. Non presenta caratteristiche particolarmente innovative, ma tuttavia ben progettate per un ambiente didattico. Chissà che qualche docente anche in Italia non abbia la voglia e lo spirito di iniziativa di provare Edmodo.

Nei giorni scorsi è stata lanciata la versione 2.0 di Hictu, il popolare servizio di microblogging video made in Italy, che si è rinnovato ad un anno dal suo lancio.

La novità più evidente è il restyling grafico, vero punto debole della precedente versione. Ora abbiamo un servizio dall’aspetto veramente gradevole, che non ha modificato di molto la struttura di base.

Le novità sostanziali non sono poche, come presentate in dettaglio nel blog. In particolare due di queste mi sembrano molto interessanti.

La prima riguarda l’introduzione di una serie di emoticons di mood che permettono di rafforzare la comunicazione del proprio umore. E’ un’aggiunta significativa che caratterizza il nuovo Hictu con un aspetto più giocoso e meno serio rispetto alla precedente versione. Al MicroCamp Feba illustrò l’importanza del mood in questa serie di servizi. Personalmente credo che la scelta di Hictu sia vincente.

Come servizio di microblogging video mi piacerebbe in futuro poter sostituire le emoticons standard con delle mie foto che rappresentano un determinato stato d’animo (contento, arrabbiato, addormentato, ecc..), funzionalità che ancora nessun servizio prevede.

Altro elemento veramente utile ed interessante è il plugin per Wordpress, che permette di aggiungere audio/video commenti ad un blog. Al di là della semplicità di installazione ed utilizzo (se volete provarlo lo trovate in fondo al post, sotto il box dei commenti) è una possibilità per offrire una funzione aggiuntiva al proprio blog WP.

Attraverso questo elemento ogni persona è in grado di lasciare il suo messaggio nella forma che più gli piace (a differenza del plugin di Seesmic dove solo gli utenti registrati possono commentare).

I commenti, video, audio o testuali, vanno poi a creare una discussione all’interno di Hictu, allargando la portata della conversazione anche a persone che non leggono direttamente il blog. Eventuali commenti dal servizio vengono poi riproposti, attraverso il plugin, tra i commenti del post. Un tentativo di riportare le conversazioni ai blog.

La nuova versione di Hictu presenta anche altre novità, ma, se volete un consiglio, provatelo. Dategli una possibilità, e non solo come servizio sostitutivo di Twitter. ;-)

Eccoci con il secondo dei post dedicati alla creazione e gestione di un account Twitter “aziendale”. Nel post precedente abbiamo visto come entrare nelle conversazioni e con che tipo di tweet. Ora proviamo ad imparare qualche accorgimento per muoverci al meglio all’interno di Twitter.

Per prima cosa dovremo procurarci un client per Twitter. Questo strumento ci faciliterà la gestione dell’account e renderà più veloci le nostre operazioni. Un’ottima raccolta di risorse è Twitter Fan Wiki. Scegliete lo strumento che fa per voi. Se non sapete dove iniziare, suggerisco Twhirl, uno dei migliori client sviluppato con Adobe AIR.

Dovremo decidere se fornire un account di informazione o al contrario entrare nella conversazione. Nel primo caso, come in SkyTG24 ad esempio, metteremo a disposizione un ulteriore canale per ripubblicare post o notizie fresche. Il valore di questo tipo di account sta principalmente nella velocità di diffusione e nella qualità delle notizie.

Nel secondo caso possiamo creare un account per conversare ed entrare in relazione con la comunità che ci vorrà seguire. Si tratta della modalità di utilizzo più impegnativa, ma è anche quella che può essere più utile e dare più soddisfazioni all’azienda. Sapere cosa pensano i consumatori dei prodotti in commercio, conoscere i gusti di una parte della clientela, ricevere suggerimenti, critiche (se si è disposti a valorizzarle!).

Per la seconda modalità possono essere di aiuto una serie di suggerimenti (anche qui ricorreremo all’aiuto di miss rogue) Non si tratta di regole, quanto di indicazioni per entrare nelle conversazioni sulla stessa lunghezza d’onda delle altre persone.
E’ possibile utilizzare:

  • Pensieri e riflessioni in linea con la filosofia aziendale o del brand.
  • Promuovere eventi interessanti (non per noi ma per i nostri interlocutori) sia organizzati dall’azienda che esterni, nei quali magari avere un contatto diretto con i follower
  • Piccoli concorsi tra i follower. Si tratta di un buon modo di alimentare il passaparola ed incrementare il numero degli interlocutori
  • Risposte ai tweet di altri follower (@nomeutente). E’ il dialogo vero e proprio.
  • Messaggi diretti (d nomeutente) che non vengono condivisi con la comunità dei follower. In questo modo riusciamo ad entrare in contatto solo con un utente: può essere comodo per le questioni private o particolarmente delicate.
  • Annunci
  • Collegamenti a risorse esterne interessanti, quali letture, video, interviste, siti web. In questo caso è meglio accompagnare il link con un breve messaggio di inquadramento.
  • Link ai propri spazi (blog, web o altro) Meglio andarci cauti, in quanto alcune persone potrebbero infastidirsi. Evitare inoltre il semplice link. Cerchiamo piuttosto di lanciare un dialogo a partire da quanto pubblicato.

Oltre a questi usi standard potremo anche sperimentare qualche altra tipologia di tweet compatibile con i 140 caratteri e che possa essere di qualche valore per chi decide di seguirci.

Poi c’è la questione follower: il modo ideale di aumentare il numero degli interlocutori non consiste nell’aggiungere un gran numero di persone sperando di essere ricambiati, ma nel lasciare che sottoscrivano l’account di loro iniziativa. L’indirizzo Twitter deve essere aggiunto a qualsiasi espressione di comunicazione dell’azienda (sito web o blog, firma sulla mail, biglietto da visita, ecc..) Inoltre è richiesto un lavoro lento, appassionato e costante per dare spessore e personalità al profilo.

In alternativa è possibile aggiungere persone che parlano o trattano dei nostri stessi argomenti. Non potremo presentarci direttamente ai nuovi contatti, per cui saranno la breve descrizione del nostro profilo e gli ultimi micro-post a dire chi siamo e di che vogliamo parlare.

Se saremo in grado di trasmettere valore attraverso i nostri tweet le persone saranno ben disposte a seguirci. Se sarà solamente una mera forma di promozione dell’azienda, e non siamo nella lista dei desideri di molti, difficilmente avremo successo.

Generalmente quando si inizia a parlare di microbblogging la prima cosa che viene in mente è Twitter.

In questa prima fase il programma con l’uccellino che cinguetta si è contraddistinto per semplicità e diffusione come simbolo del microblogging, nonché esempio delle sue funzioni e delle potenzialità.

Tuttavia esistono un numero crescente di applicazioni e servizi online che provano ad innovare e caratterizzare le funzionalità classiche per proporre qualcosa di diverso.

Uno di questi è Placeshout, un servizio lanciato a Luglio 2007, che cerca di dare una dimensione geografica al microblogging, limitando quindi l’utenza ad una certa città o zona, ma massimizzando l’utilità delle informazioni pubblicate.

What

L’idea è molto semplice: 100 caratteri per appuntarsi note, commenti, suggerimenti su un determinato luogo.

Ogni post pubblicato poi può essere giudicato dalla community che esprime il suo accordo o meno su quanto scritto con un sistema di votazione classico.

L’intuitività e la semplicità del servizio lo rendono facilmente fruibile da chiunque (presumo anche attraverso device mobili) anche se nel limite delle città attualmente disponibili. Placeshout permette agli utenti di scambiarsi opinioni e pareri in maniera immediata, ma anche di limitare chi vuole mettere in cattiva luce un determinato posto (locale, ristorante, bar, ecc..) in maniera ingiustificata, attraverso la cosiddetta saggezza delle masse.

E proprio i ristoranti sono i luoghi più commentati e discussi dagli utenti, che riescono ad esprimere i loro giudizi in maniera più rapida e semplice di quanto richiedano altri servizi, come 2Spaghi, ad esempio.

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Servizi come questi, che trovano valore nella community e nelle relazioni che si formano tra persone, permettono la formazione di un giudizio collettivo, in grado di suggerire e consigliare in maniera più saggia possibile le persone sul dolce da prendere in un certo ristorante o sul bar da evitare ad ogni costo, ad esempio.

Allo stesso modo permettono l’utilizzo di sistemi di Location Based Advertising, concetto non troppo conosciuto in Europa, che consente di inviare pubblicità personalizzate sulla base dei dati geografici sui quali si trova l’utente.

Come a dire che il microblogging non è solo Twitter ed aspetta solo buone idee da sviluppare per mostrare le sue potenzialità.

“…for the first time, our pride-and-joy is now our one-and-only. And 110% of our time gets to be spent making Tumblr the best it can be”

 

Ci siamo. Come annunciato da tempo arriva la terza versione di Tumblr. Le novità sono tante e il blog di Davidville, in un corposo articolo che invito a leggere, cerca di presentare al meglio alcune tra le oltre 400 nuove features annunciate.

Sei mesi di lavoro – e di silenzio assoluto – per rendere il simbolo dei Tumblelog ancora più semplice ed appagante da utilizzare.

La prima cosa che salta all’occhio è la nuova grafica, sviluppata con l’aiuto di Bobby Andersen, designer Apple.
Le icone dalla dashboard sono simili a quelle vecchie, fatta eccezione per l’aggiunta di quella per postare file audio, novità della versione 3.

La novità dell’audio, a detta di David Karp, è stata una delle cose più richieste dagli oltre 110.000 utenti di Tumblr. Peccato per i forti limiti attuali: è possibile postare un solo file audio al giorno che non superi di 5Mb di dimensione. (Il trucco per superare questi limiti è sufficiente fare l’embed del file audio in un player allo stesso modo dei video, cosa che alcuni utenti facevano già dalla versione precedente)

Una volta caricato il file mp3 verrà integrato in un player flash pubblicato sul tumblelog.
Anche se sembra che ci sia qualche problema con i vecchi temi.
Sfortunatamente non è ancora possibile importare podcast o oggetti audio in maniera automatica tramite feed Rss, né linkare file esterni.

Il nuovo editor di temi è carino, ma rende terribilmente scomode le modifiche all’html della pagina.
Tra i temi grafici, i template per il tumblelog, troviamo alcune new entries, anche se a dire il vero non si tratta di novità, ma di temi già esistenti e disponibili.

La resa grafica delle immagini è stata notevolmente migliorata ed ora le immagini in formato GIF e PNG non vengono automaticamente convertite in JPG.

 

 

Gli archivi aprono definitivamente la dimensione temporale al Tumblelog.

Fino ad oggi, nonostante ogni pagina presentasse i permalink, era uno strumento da creare e vivere sul momento. La stessa operazione di recupero di un post passato era difficoltosa e frustrante.
Ora, con l’opportunità di scorrere l’archivio dei articoli passati, così come la possibilità di creare post da pubblicare in futuro, Tumblr prende definitivamente le distanze dal microblogging, caratterizzandosi sempre più come mini blog (dove mini sta per minimale).

E’ stata integrata un’interessante funzione di privacy, che permette di rendere privati alcuni post.
Diventa così possibile utilizzare un Tumblr per se stessi come blocco per appuntare siti, citazioni, risorse e quant’altro senza necessariamente dover condividere “l’agenda“ in Rete.

 

All’opposto è possibile creare dei canali nei quali postare in maniera collettiva, invitando altri utenti ad entrare e partecipare all’argomento. A primo avviso li trovo poco pratici da utilizzare, ma mi riservo un po’ di pratica per capire quanto possono essere utili. Di certo la scelta di offrire la possibilità di utilizzare in maniera collettiva lo strumento appare indicativa: la strada è quella di rendere sempre meno isolati i Tumblr.

Il sistema di Tagging è altrettanto interessante, anche se allo stato embrionale. Di sicuro la scelta di voler indicizzare per TAG tutti i post passati, come quelli futuri, apre scenari interessanti, come la ricerca, la geolocalizzazione dei post e una miglior indicizzazione dall’esterno.

Nello sviluppo della versione mobile non è stato nascosto che ha pesato molto l’arrivo dell’iPhone. Tumblr diventa lo strumento ideale per postare via mobile e nel tentativo di conquistare la larga schiera di fans del telefono Apple, la nuova interfaccia è stata ottimizzata ad hoc: Not only is the new interface a pleasure to use, but there is something absolutely magical about using the real Tumblr on an iPhone.

Per i più smanettoni – per ora chi ha provato ha trovato qualche difficoltà di troppo legata ai CSS – è possibile embeddare l’intero Tumblr, template e contenuti, su un blog o sito esterno.

Dalla collaborazione con i colleghi vicini di Vimeo, arriva la possibilità di fare l’upload di video direttamente dal proprio Tumblelog; gli utenti di Vimeo possono utilizzare Tumblr con le stesse credenziali di accesso. Inoltre, grazie alle Api, gli utenti possono postare articoli via voce (dettando il testo) utilizzando il servizio Jott.

Altre novità presenti nell’aggiornamento sono: la possibilità di utilizzare Markdown come sistema di scrittura per l’editor di testi, limite di importazione a 5 feed, la piena compatibilità con Safari, l’ampliamento delle API, supporto per i caratteri internazionali, la nuova documentazione.

Ma la novità più importante, anche se per ora poco significativa per gli utenti, è che Davidville lascia il posto a Tumblr inc.
Ciò significa che gli ex ragazzi di Davidville abbandonano gli altri progetti per dedicarsi completamente al servizio di Tumblelogging. Nel lavoro dei prossimi mesi saranno affiancati da professionalità importanti, da Varsavsky a Seibert, che dovranno contribuire a rendere ancora più appetibile Tumblr.

Personalmente ritengo che le numerose funzioni aggiunte abbiamo migliorato un prodotto già buono, senza compromettere la semplicità di utilizzo. Dopo un solo giorno di utilizzo ho soltanto dato una rapida occhiata alle nuove caratteristiche e non mi sento di poter dare un giudizio complessivo della versione 3 di Tumblr.

L’umore della community dei tumblelogger sembra buono riguardo alle novità.

Se dovessi fare qualche appunto sicuramente la mancanza di un sistema per nascondere i post dei propri amici dalla dashboard, presente nella V2, sarebbe tra le prime cose.

Altra nota dolente è il tanto pubblicizzato sistema di dialogo alternativo ai commenti. Molti utenti aspettavano questa implementazione con gli aggiornamenti della terza versione. L’espediente di utilizzare Disqus è, a mio avviso, solo un palliativo.
Ad ogni annuncio David Karp e soci dichiarano di essere al lavoro su un sistema potenzialmente rivoluzionario per dialogare senza ricorrere ai commenti. E chiedono pazienza.

Per chi non conoscesse Tumblr suggerisco la guida alle funzioni di base fatta da Corax, utente “storico” di Tumblr.

Tempo fa avevo segnalato un articolo di PacifiIT che illustrava come utilizzare Twitter su Skype attraverso l’aggiunta del contatto twitter4skype, il quale permette di inviare Tweets al proprio account allo stesso modo dei messaggi di una chat.Twype

Twype è un piccolo add-on per Skype che, se vogliamo, consente di inviare l’ultimo cinguettio direttamente come messaggio di mood, la frase che generalmente si inserisce accanto al nome.

Il programma, che al momento funziona solo su Pc Windows, non richiede l’autenticazione dell’account e quindi rende possibile pubblicare non solo i propri messaggi, ma quelli di qualsiasi account Twitter.

Utilizzare Twype è molto semplice.

Dopo aver scaricato il programma, lo si lancia e si accetta l’avviso di protezione per consentire la modifica di Skype.

A questo punto s’inserisce l’account Twitter e si impostano un paio di opzioni per permettere di inviare il Tweet con o senza ora e di sovrapporlo alla traccia audio eventualmente in ascolto.

Inoltre c’è la possibilità di inviare ad ogni aggiornamento il tweet anche a Moodgeist, un esperimento che mostra “cosa sta succedendo nella Skype-Land e qual’è l’umore collettivo della comunità”.

Mood message inserito a mano Mood message inserito automaticamente da Catepol su Twitter

Il progetto, come scrive l’autore Julian Bond, è appena stato lanciato ed aspetta critiche e suggerimenti (io ad esempio l’icona stile Pacman la lascierei..)

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